Oggi, lunedì 15 giugno, è l’ultimo giorno utile per versare l’acconto IMU 2026 senza aggiungere sanzioni. La prima rata dell’imposta municipale unica scade domani e riguarda milioni di proprietari di immobili in tutta Italia. Chi non paga entro la scadenza non è perduto, ma dovrà fare i conti con il ravvedimento operoso e con i relativi maggiorazioni. Ecco quello che serve sapere prima che finisca la giornata.

Chi è tenuto a pagare (e chi è escluso)

La prima distinzione da fare è quella tra abitazione principale e seconda casa. Le abitazioni principali ordinarie, cioè quelle in cui il proprietario risiede e ha la dimora abituale, sono esenti dall’IMU. Il pagamento riguarda invece le seconde case, i terreni agricoli e le aree fabbricabili.

C’è però un’eccezione che vale per tutti: gli immobili cosiddetti “di lusso”, classificati nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville) e A/9 (castelli e palazzi di pregio), sono soggetti all’imposta anche se utilizzati come abitazione principale. Sono invece esclusi gli immobili registrati nelle categorie A/2, A/3, A/4, A/5, A/6 e A/7.

Il tributo è dovuto da tutti i proprietari di immobili soggetti all’imposta, ma anche da chi detiene un diritto reale di godimento: usufrutto, uso, abitazione, superficie, enfiteusi e servitù prediali rientrano tutti nell’obbligo di versamento.

Come si calcola l’acconto

Il calcolo parte dalla rendita catastale dell’immobile, che va aumentata del 5%. Il risultato va moltiplicato per un coefficiente che cambia in base alla tipologia dell’edificio, e poi per l’aliquota IMU deliberata dal Comune in cui l’immobile è situato. L’acconto 2026 si calcola usando le aliquote in vigore nel 2025, reperibili sui siti istituzionali dei singoli Comuni.

Chi vuole chiudere il conto in un’unica soluzione può farlo: è possibile versare entro il 16 giugno l’intero importo annuale, calcolato però sempre con le aliquote 2025. Il saldo della seconda rata arriverà invece il prossimo 16 dicembre, con le aliquote specifiche per il 2026. Il pagamento si effettua tramite bollettino postale, modello F24 o attraverso il servizio F24 Web dell’Agenzia delle Entrate.

Riduzioni e agevolazioni: chi paga meno

La legge prevede una serie di riduzioni che vale la pena conoscere. La base imponibile si riduce del 50% per le abitazioni (escluse A/1, A/8, A/9) concesse in comodato gratuito a parenti in linea retta di primo grado (figli e genitori), a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile abitativo in Italia oltre all’eventuale abitazione principale e risieda nello stesso Comune in cui si trova l’immobile concesso.

La riduzione del 50% della base imponibile vale anche per gli immobili di interesse storico o artistico e per gli immobili inagibili o inabitabili di fatto non utilizzati. Per le abitazioni locate a canone concordato la riduzione scende al 25% della base imponibile (equivalentemente il tributo si calcola sul 75%). Infine, i pensionati residenti in uno Stato di assicurazione diverso dall’Italia con pensione maturata in regime di convenzione internazionale hanno diritto a una riduzione del 50% dell’imposta su un unico immobile posseduto nel territorio nazionale.

Se si salta la scadenza: il ravvedimento operoso

Chi non riesce a pagare entro domani può mettersi in regola successivamente attraverso il ravvedimento operoso, ovvero la spontanea rimozione della violazione fiscale prima che venga contestata formalmente dalle autorità. Il meccanismo prevede il versamento dell’imposta dovuta, degli interessi calcolati al tasso legale annuo dal giorno della scadenza a quello del pagamento effettivo, e di una sanzione ridotta.

La sanzione, che in forma piena sarebbe del 25% dell’importo, si riduce significativamente in base alla tempestività del pagamento tardivo. Entro 15 giorni dalla scadenza la sanzione è dello 0,08%; entro 30 giorni sale all’1,25%; entro 90 giorni all’1,39%, e così via a salire. Il ravvedimento è possibile solo fino a quando la violazione non è stata formalmente contestata o non sono iniziate le attività di controllo da parte delle autorità competenti.

Il futuro dell’IMU: il Piano Casa e le proposte di riforma

La disciplina dell’IMU potrebbe cambiare nei prossimi mesi. Diverse proposte sono in discussione in Parlamento. Forza Italia ha presentato un emendamento al Piano Casa che prevede l’IMU ridotta al 50% per gli immobili affittati a canone concordato a under 35 e a genitori separati o divorziati non assegnatari della casa familiare. Fratelli d’Italia chiede invece l’esenzione per gli immobili di proprietà degli ex Istituti autonomi per le case popolari anche se sfitti. Il Piano Casa, però, è attualmente in stallo dopo la bocciatura da parte delle Regioni.