Gli agenti della polizia di Stato, dopo un’indagine della digos coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia, hanno eseguito un’ordinanza di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di nove dipendenti della Reset società partecipata del Comune di Palermo.
Il provvedimento, emesso dal gip Emanuela Carrabotta, su richiesta del pm Eugenio Faletra, riguarda i delitti di truffa aggravata in concorso e peculato, quest’ultimo contestato esclusivamente a due degli indagati,, commessi ai danni della predetta società.
È stata notificata anche l’informazione di garanzia sul diritto di difesa nei confronti di un dipendente, indagato anch’egli per assenteismo.
Molti degli indagati si assentavano dal lavoro grazie a sistematiche false attestazioni della presenza in servizio, mediante l’apporto collaborativo di colleghi compiacenti.
Uno degli indagati, rappresentante sindacale e capo squadra, si dedicava sistematicamente alle proprie faccende private durante l’orario di servizio, avvalendosi impropriamente dell’autovettura di servizio.
Gli indagati
Questi i dipendenti Reset accusati di assenteismo per cui è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria: Antonino Mercante, Baldassare e Salvatore Basile, Maurizio Giuliano, Giosuè Leto, Roberto Massaro, Domenico Musacchia, Matteo Orlando, Giuseppe Santonocito.
Gli episodi contestati ai dipendenti
C’era chi durante l’orario di lavoro andava a fare spesa con la moglie, chi semplicemente tornava a casa, chi andava dal barbiere, chi al bar. Nessuno ovviamente sapeva che la Digos indagava da mesi sull’assenteismo alla Reset, la società partecipata del Comune di PALERMO che si occupa, tra l’altro, di pulizia delle spiagge e del verde pubblico. L’indagine condotta dalla polizia coinvolge nove dipendenti a cui è stato notificato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e uno che ha ricevuto un avviso di garanzia. Per tutti l’accusa è di truffa aggravata, mentre due rispondono anche di peculato per aver usato l’auto di servizio durante l’assenza dal lavoro.
Gli episodi di assenteismo contestati sono una cinquantina. L’indagine nasce dalla denuncia presentata alla Digos dal presidente della Reset, Fabrizio Pandolfo. Dalla visione delle telecamere di sorveglianza installate nella sede della società in viale Strasburgo, gli investigatori hanno visto uno dei dipendenti indagati, Giuseppe Santonocito, coprire la fotocellula del cancello con un guanto per non farlo richiudere e uscire con l’auto di servizio. L’impiegato è stato immortalato mentre timbrava il badge di una serie di colleghi attestandone la presenza al lavoro. La Digos ha allora ha piazzato telecamere e effettuato pedinamenti e servizi di osservazioni scoprendo, scrive il gip, “un fenomeno di assenteismo ben strutturato e reiterato, attuato mediante sistematiche condotte di falsa attestazione della presenza in servizio, rese possibili dall’impiego distorto dei meccanismi di rilevazione delle presenze, nonché dall’apporto collaborativo di colleghi compiacenti, inseriti in dinamiche di reciproca agevolazione”.
Il giudice parla di “modus operandi consolidato, caratterizzato da prassi condivise e stabilizzate nel tempo, funzionali a garantire una fittizia regolarità delle timbrature e a consentire agli indagati di allontanarsi dal luogo di lavoro per dedicarsi a occupazioni di natura privata, sottraendosi cosi, in tutto o in parte, alla prestazione lavorativa dovuta”. Particolare rilievo nell’indagine ha avuto la figura di uno degli indagati, Antonino Mercante, supervisore e responsabile della squadra di lavoro, con compiti di coordinamento e “con una collocazione funzionale che – scrive il gip – implicava un più elevato dovere d correttezza, oltre che una particolare capacità di incidenza sull’operato degli altri”.
Assessore Alaimo, pugno duro contro gli assenteisti
“Pugno duro contro i furbetti del cartellino all’interno della Reset, ma anche nelle altre società partecipate del Comune di Palermo. Non faremo sconti a nessuno perché nessuno può considerare le società partecipate come il proprio orticello per fare cosa vuole”. Lo ha dichiarato l’assessora alle Partecipate, Brigida Alaimo, commentando l’operazione che ha portato alla luce presunte irregolarità all’interno della Reset.
“Saranno avviati approfonditi controlli – continua – per verificare eventuali responsabilità e accertare se vi siano state superficialità o omissioni da parte di chi era chiamato a svolgere attività di vigilanza e controllo. Il rispetto delle regole e la tutela dell’interesse pubblico devono rappresentare principi inderogabili per tutti”.
L’assessore alle Partecipate rivolge, infine, il “ringraziamento alle forze dell’ordine per il lavoro svolto: “Desidero ringraziare gli investigatori e tutte le forze dell’ordine che, attraverso un’attività accurata e scrupolosa, hanno consentito di far emergere queste irregolarità. Chi sbaglia deve assumersi le proprie responsabilità”, sottolineando che “l’amministrazione comunale continuerà a operare con determinazione per garantire trasparenza, legalità ed efficienza all’interno delle società partecipate”.
Varchi, partecipate come bancomat
“Leggo questa notizia che, sinceramente, non mi sorprende. Tutti ricordano durante il mio mandato da vicesindaco un rapporto conflittuale con una parte delle società partecipate.
Perché ho sempre preso le distanze da quella parte di politica comunale (trasversale ai partiti) che, pur di ottenere una foto o un diserbo o una potatura , liscia il pelo a certe rappresentanze sindacali che considerano le società partecipate come “cosa loro” , come bancomat per i loro stipendi e straordinari, invece che come strumenti indispensabili ad erogare servizi ai cittadini. E sono ancora più convinta della bontà della mia direttiva (osteggiata da molti…) che cerca di arginare quanto più possibile questi fenomeni”. Lo dice Carolina Varchi deputato nazionale di Fdi ed ex vicesindaco della giunta Lagalla.






Commenta con Facebook