Come riportato da Fanpage.it, a quasi quattro anni da quella notte, la vicenda della morte di Renato Bocchiola arriva alla fase decisiva in tribunale. Il pensionato di Savigliano, in provincia di Cuneo, aveva 66 anni quando avvertì un persistente odore di gas nella propria abitazione. Era la fine di luglio del 2021. Chiamò un idraulico, che effettuò un sopralluogo con il cercafughe, il cosiddetto naso elettronico. Lo strumento non segnalò anomalie. L’ispezione si chiuse senza rilievi.

Settanta giorni dopo, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2021, la cucina di quella stessa casa esplose. Una fuga di gas GPL provocò uno scoppio violento che lasciò Bocchiola con ustioni gravissime. Fu trasportato d’urgenza in ospedale. Non si riprese: il 27 ottobre, dopo oltre tre settimane di ricovero, morì.

L’accusa: quel controllo non bastava

Per il pubblico ministero della Procura di Cuneo, Attilio Offman, tra il sopralluogo di fine luglio e la tragedia di ottobre esiste un filo diretto. La tesi sostenuta in aula è che la perdita di gas fosse già presente durante l’estate e che un’ispezione più accurata avrebbe potuto individuarla prima che la situazione degenerasse.

Il nodo tecnico sta nel metodo usato: secondo l’accusa, di fronte a un odore di gas così persistente, usare soltanto il cercafughe non era sufficiente. Sarebbe stato necessario effettuare anche una prova di tenuta dell’impianto attraverso la verifica della caduta di pressione, oppure procedere con controlli al contatore. L’omissione di questi passaggi, sostiene Offman, ha determinato il mancato rilevamento di una situazione potenzialmente letale. Da qui la richiesta di condanna a un anno di reclusione.

La difesa: settanta giorni sono troppi

La linea difensiva parte dallo stesso dato temporale su cui si regge l’accusa, ma lo usa in direzione contraria. Gli avvocati dell’idraulico sostengono che tra il momento del sopralluogo e l’esplosione trascorsero circa settanta giorni: un intervallo che rende impossibile affermare con certezza che la perdita responsabile dello scoppio fosse già presente a fine luglio. La fuga di gas, secondo questa ricostruzione, potrebbe essersi formata in un momento successivo, quando l’intervento del tecnico era ormai lontano nel tempo e non poteva essere attribuito alla sua eventuale negligenza.

La sentenza è attesa per il 9 luglio

Sarà il giudice a stabilire se il controllo effettuato a luglio 2021 rientri o meno nel perimetro della responsabilità professionale e se quella responsabilità possa essere collegata alla morte del pensionato di Savigliano. La decisione è attesa per il 9 luglio, data in cui verrà pronunciata la sentenza.