La maggior parte dei reati contestati sarebbero stati commessi a Catania o nel catanese e non a Palermo. Per questo il tribunale di Palermo non è competente per giurisdizione e dunque il processo va spostato di sede e deve svolgersi all’ombra del vulcano.
E’ questa la richiesta avanzata alla terza sezione del Tribunale di Palermo dagli avvocati Ninni Reina e Vittorio Manes che difendono il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno accusato di peculato e di un unico episodio di corruzione.
Il processo entra nel vivo con le eccezioni territoriali
Così il processo è entrato nel vivo, queta mattina, con le eccezioni territoriali. Secondo la tesi difensiva la maggior parte dei presunti reati di peculato per l’uso dell’auto blu, sarebbero avvenuti a Catania o nel territorio del tribunale etneo, dato che l’imputato risiede a Paternò e si spostava da lì per i viaggi che l’accusa contesta ritenendoli non legati a motivi istituzionali. Una interpretazione che, se passasse, varrebbe anche per l’altro imputato ovvero il suo autista, Roberto Marino, difeso dall’avvocato Salvatore Sansone.
Secondo l’impostazione dell’accusa, però, la difesa cade in errore perché la sede dell’Ars è a Palermo e quindi i reati ricadono nella competenza territoriale del Tribunale di Palermo.
Stop e rinvio
Ma la Procura non ha presentato immediatamente le proprie controdeduzioni. Per il momento ha scelto di prendere tempo riservandosi di esprimere ufficialmente il proprio parere in aula nel corso della prossima udienza. Per questo il giudice ha disposto un rinvio al prossimo 2 luglio.
In quel giorno la corte ascolterà la replica dei Pm all’eccezione presentata dagli avvocati difensori, poi la corte si ritirerà in camera di consiglio per decidere probabilmente nella medesima udienza del 2 luglio
Se il processo dovesse essere trasferito a Catania si ricomincerebbe da capo con una nuova corte, nuove convocazioni e nuove costituzioni di parte civile. Attualmente ad essersi costituite sono l’Assemblea regionale siciliana e la Regione siciliana






Commenta con Facebook