Nella giornata odierna, 22 giugno 2026, una maxi operazione congiunta tra Polizia di Stato e Carabinieri ha scosso la città di Canicattì. Gli agenti del locale Commissariato, i militari della Compagnia cittadina e il personale della Digos di Agrigento hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misure cautelari reali e a decreti di perquisizione. I provvedimenti sono stati emessi dal GIP del Tribunale di Agrigento, su richiesta della Procura della Repubblica.

Il blitz ha colpito 22 persone, tutti cittadini italiani e in gran parte già noti alle forze dell’ordine. Gli indagati risultano sottoposti a indagine, a vario titolo e in concorso tra loro, per le ipotesi di reato di commercio di sostanze alimentari nocive e frode nell’esercizio del commercio.

I primi sospetti e i controlli sulle autobotti

L’inchiesta affonda le sue radici in una serie di controlli del territorio effettuati nel periodo compreso tra i mesi di marzo e aprile di quest’anno. I Carabinieri della Stazione di Canicattì e i poliziotti del Commissariato avevano notato la presenza sistematica e sospetta di autotrasportatori. Questi ultimi, muniti di autobotti e cisterne adibite al trasporto di acqua, rifornivano regolarmente abitazioni private e attività commerciali della zona. I primi accertamenti hanno subito evidenziato la totale assenza dei prescritti titoli autorizzativi per lo svolgimento di tale attività.

Le analisi dell’Asp e la scoperta dei batteri

La situazione è apparsa decisamente più grave a seguito del coinvolgimento del personale specializzato dell’ASP. I campionamenti e le successive analisi di laboratorio eseguiti sui carichi d’acqua hanno infatti rivelato, in più occasioni, la presenza di batteri e microrganismi potenzialmente pregiudizievoli per la salute umana. Questo allarmante riscontro ha spinto l’autorità giudiziaria a disporre immediati approfondimenti investigativi per individuare la provenienza della risorsa idrica contaminata.

I pozzi abusivi e il sequestro dei mezzi

Gli accertamenti successivi hanno permesso di localizzare le principali fonti di approvvigionamento utilizzate dagli indagati. Si tratta di due pozzi situati nel territorio di Canicattì, risultati completamente abusivi, privi di censimento e delle necessarie autorizzazioni amministrative. Secondo l’ipotesi d’accusa, condivisa dal GIP ai fini dell’emissione dei provvedimenti, questi siti venivano utilizzati quotidianamente per il prelievo dell’acqua da distribuire.

L’operazione odierna ha così smantellato un articolato sistema di emungimento e commercializzazione illegale che creava un potenziale pregiudizio per la salute pubblica. Le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro preventivo sia dei due pozzi abusivi sia di tutti i veicoli e le cisterne impiegati per il trasporto. Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e, in ossequio al principio costituzionale della presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo da una sentenza irrevocabile di condanna.