L’omicidio di Giulia Tramontano torna al centro del dibattito giudiziario italiano dopo il deposito delle motivazioni della Suprema Corte che, lo scorso 9 aprile, aveva disposto un processo d’appello bis limitatamente alla rivalutazione della premeditazione contestata ad Alessandro Impagnatiello.
La condanna all’ergastolo resta confermata.
A cambiare potrebbe essere però uno degli elementi centrali dell’impianto accusatorio: la ricostruzione temporale della decisione di uccidere.
Secondo i giudici della Corte di Cassazione, infatti, esistono elementi concreti che dimostrano come il progetto omicidiario non sarebbe nato improvvisamente il 27 maggio 2023, giorno in cui Giulia venne assassinata nella loro abitazione di Senago, ma sarebbe maturato diversi mesi prima.
La frase chiave della Cassazione
Nelle motivazioni depositate emerge una valutazione destinata a incidere profondamente sul nuovo processo.
Ci sarebbero elementi sufficienti per “dimostrare che l’idea” di Alessandro Impagnatiello di uccidere Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, “fosse già emersa molti mesi prima” del 27 maggio 2023.
Secondo la Suprema Corte, qundi, la Corte d’Appello di Milano avrebbe trascurato alcuni elementi investigativi di particolare rilievo.
Tra questi, soprattutto un aspetto preciso: “L’incremento della somministrazione di veleno per topi” iniziata già nel dicembre 2022 e aumentata sensibilmente “proprio nell’ultimo mese e mezzo”.
Il veleno per topi somministrato da dicembre 2022
Uno dei passaggi centrali delle motivazioni riguarda, dunque, la lunga somministrazione di sostanze tossiche alla vittima.
I giudici di secondo grado avevano escluso la tesi secondo cui quel veleno fosse stato somministrato con l’obiettivo di provocare alternativamente:
- la morte di Giulia;
- l’interruzione della gravidanza;
- gravi lesioni alla vittima.
Una valutazione che aveva portato la Corte d’Appello milanese a collocare la nascita dell’intenzione omicidiaria esclusivamente nel pomeriggio del 27 maggio 2023.
La Cassazione considera questa conclusione non sufficientemente motivata.
Secondo i magistrati, la “comprovata finalizzazione della condotta di somministrazione della sostanza tossica, tenuta sin dal dicembre 2022” rappresenta un elemento decisivo da rivalutare.
Le ricerche online di gennaio 2023
Altro elemento centrale richiamato nelle motivazioni riguarda le ricerche effettuate online da Impagnatiello mesi prima del delitto.
Il 7 gennaio 2023, secondo quanto emerge dagli atti processuali, l’ex barman aveva effettuato precise ricerche in rete.
La Cassazione richiama testualmente una domanda cercata online: “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona? Veleni inodori e insapori”.
Una circostanza temporalmente significativa.
Quella ricerca avvenne infatti appena due giorni dopo che Impagnatiello aveva convinto Giulia Tramontano a non sottoporsi all’aborto programmato.
Nelle motivazioni vengono richiamate anche altre consultazioni online relative a veleni letali, veleni mortali fatti in casa
Il pomeriggio del delitto non sarebbe il vero inizio del piano
Secondo la precedente sentenza d’Appello, il proposito omicidiario sarebbe nato tra le 15 e le 19 del 27 maggio 2023.
Il momento coinciderebbe con la scoperta, da parte di Giulia, della relazione parallela che Impagnatiello intratteneva con un’altra donna.
La Cassazione mette però in discussione proprio questa ricostruzione.
Per i giudici esistono “fratture” nella motivazione della Corte milanese.
La Suprema Corte ritiene invece plausibile che “l’intenzione omicidiaria” possa essere ricondotta “a qualche ora prima”, quando Impagnatiello venne a sapere dell’incontro organizzato tra Giulia e l’altra donna coinvolta nella relazione extraconiugale.
Un appuntamento che, secondo la ricostruzione processuale, l’imputato “non aveva proprio intenzione di prendere parte”.
La sentenza d’Appello del 2025 e la rabbia della famiglia
Nel giugno 2025 la Corte d’Appello di Milano aveva confermato la pena dell’ergastolo per Alessandro Impagnatiello.
L’ex barman era stato riconosciuto colpevole di aver ucciso Giulia Tramontano con 37 coltellate nella casa di Senago.
Successivamente fece ritrovare il corpo soltanto quattro giorni dopo l’omicidio.
La Corte aveva confermato due aggravanti: crudeltà e vincolo di convivenza.
Era stata invece esclusa proprio la premeditazione.
Una decisione che provocò una durissima reazione da parte della famiglia Tramontano.
La sorella della vittima, Chiara Tramontano, scrisse sui social: “Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”.
Il nuovo processo dovrà rivalutare tutto il rapporto tra vittima e imputato
La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Procura Generale di Milano guidata da Francesca Nanni.
Nel procedimento davanti alla Suprema Corte sono intervenuti:
- il sostituto procuratore generale Elisabetta Ceniccola
- l’avvocata Samanta Barbaglia per la difesa di Impagnatiello
- l’avvocato Nicodemo Gentile che assiste Franco Tramontano, padre di Giulia
Adesso toccherà al giudice del nuovo processo d’appello.
La Suprema Corte chiarisce il perimetro della nuova valutazione: “Compito del giudice di rinvio sarà quello di una rinnovata valutazione sulla circostanza aggravante”.
L’analisi dovrà prendere in considerazione il rapporto tra imputato e vittima osservando il “complessivo svolgimento dei fatti relativi al rapporto tra imputato e vittima” sviluppatosi dal dicembre 2022 fino all’omicidio. Con particolare attenzione agli eventi del pomeriggio del 27 maggio 2023.






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