Palermo. “La Sicilia paga a caro prezzo l’esodo dei suoi talenti. Nella sola provincia di Enna, infatti, si registra la più alta perdita di giovani laureati pari al 10,6% dal 2019 a oggi. Non si tratta di numeri astratti ma della fuga delle competenze e delle energie necessarie per la ripresa economica e sociale della nostra Isola. Dai dati Istat emerge così un Mezzogiorno sempre più povero di giovani mentre nel Nord Italia c’è una crescita del 4,8 per cento. Un divario che fotografa l’esodo dei nostri giovani verso le aree con maggiore impulso economico. Un campanello d’allarme che non possiamo più ignorare”. Lo affermano la segretaria della Uil Sicilia, Luisella Lionti, e Paolo Campisi, coordinatore Uil per la provincia di Enna, che aggiungono: “Gli incentivi messi in campo sino ad oggi non hanno avuto l’effetto sperato. Misure economiche isolate, infatti, non bastano. Senza servizi pubblici efficienti e di qualità le risorse si disperdono, ecco perché continuiamo a chiedere più investimenti per rafforzare i servizi essenziali come asili nido e scuole e misure per il lavoro femminile. Ma è fondamentale – aggiungono i sindacalisti – ripensare anche alla sanità territoriale, migliorare la qualità dell’istruzione e rafforzare il raccordo tra università, centri di ricerca e imprese per creare percorsi di formazione-lavoro davvero efficaci. E ancora investire in infrastrutture, promuovere politiche industriali e di sviluppo territoriale. Non basta solo mantenere i giovani nel territorio, bisogna garantire loro condizioni di lavoro e prospettive di carriera che giustifichino la scelta di restare. La qualità dell’occupazione è la vera misura dell’efficacia di qualsiasi incentivo”.

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