A sei anni dalla sua scomparsa, arriva il riconoscimento giudiziario per Salvatore Legnosecco, luogotenente della Marina Militare originario di Augusta, morto nel 2020 a causa di un tumore polmonare. Il Tribunale di Siracusa ha stabilito che la malattia che ne ha provocato il decesso è collegata all’esposizione professionale all’amianto durante gli anni di servizio sulle unità navali della Marina, riconoscendolo vittima del dovere.

Il ricorso della famiglia

La decisione accoglie il ricorso presentato dalla moglie Assunta Restivo e dai figli Vanessa e Antonino e prevede il riconoscimento dei benefici economici previsti dalla normativa di settore. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che ha reso nota la sentenza, il valore complessivo delle prestazioni riconosciute ammonterebbe a circa 500 mila euro tra speciale elargizione e arretrati dei vitalizi.

La carriera in Marina

Legnosecco era entrato in Marina nel 1975 e aveva concluso il proprio percorso professionale nel 2017. Per quasi tre decenni aveva svolto servizio a bordo di diverse navi militari come elettricista e capo elettricista, operando in ambienti nei quali, secondo gli accertamenti tecnici richiamati nella sentenza, erano presenti materiali contenenti amianto.

La consulenza

Determinante, nel procedimento, la consulenza tecnica disposta dal Tribunale. Il perito ha evidenziato come il militare fosse stato esposto per lunghi periodi alle fibre di asbesto presenti in impianti elettrici, sistemi di coibentazione, tubazioni e locali tecnici delle navi sulle quali aveva prestato servizio. Una condizione che, secondo le conclusioni dell’esperto, avrebbe avuto un ruolo causale nell’insorgenza del carcinoma polmonare.

Nella ricostruzione della carriera del sottufficiale emerge anche un episodio che gli valse un encomio. Durante un incendio sviluppatosi a bordo della nave Virgilio Fasan, Legnosecco intervenne raggiungendo la sala quadri per disattivare gli impianti elettrici e contribuire alle operazioni di contenimento delle fiamme.

Avvocatura di Stato si è opposta

Il procedimento si è concluso con l’accoglimento delle richieste avanzate dai familiari nonostante l’opposizione dell’Avvocatura dello Stato. Per la famiglia del militare augustano si chiude così una lunga vicenda giudiziaria avviata per ottenere il riconoscimento del legame tra l’attività svolta durante il servizio e la malattia che ne ha causato la morte.

“Questa sentenza restituisce dignità alla memoria di Salvatore e riconosce il dolore della sua famiglia”, ha commentato il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni, sottolineando come la decisione rappresenti un ulteriore pronunciamento sul tema dell’esposizione all’amianto nelle Forze armate.