Giugno rovente nel Siracusano, e non soltanto per il caldo. Dal polo petrolchimico di Priolo Gargallo arrivano odori che asfissiano i quartieri residenziali e portano le madri in piazza. Da Augusta si alza l’allarme per una discarica di rifiuti speciali pericolosi che rischia di aggiungere un nuovo capitolo a una storia ambientale già pesantissima. Due fronti aperti, una sola provincia, un carico ambientale da anni oltre ogni soglia di tolleranza.

Priolo, la rabbia che esplode

A Priolo Gargallo la misura è colma. Tra la fine di maggio e le prime due settimane di giugno si sono moltiplicati gli episodi di cattiva qualità dell’aria: odori nauseabondi che penetrano nelle abitazioni, che inseguono i bambini nei cortili, che costringono i residenti a tenere le finestre chiuse sotto un sole rovente. Non è una novità, ma questa volta la rabbia ha preso forma nelle strade.

Decine di donne e madri priolesi hanno dato vita a un corteo spontaneo, partito quasi d’impulso dopo un messaggio sui social network, che ha attraversato le vie principali del paese fino a piazza Quattro Canti. Sul cartello di una manifestante campeggiava una frase senza appello: “Adesso basta”. Basta ai cattivi odori, basta alle promesse, basta a una qualità dell’aria che non consente di respirare normalmente a poche centinaia di metri da uno dei poli produttivi più imponenti del Mediterraneo.

Il dibattito sull’incidenza tumorale

Ad alimentare la protesta c’è anche il dolore per una perdita. Una giovane donna di Priolo è morta nei giorni scorsi in un hospice dopo una lunga battaglia contro il tumore. La sua storia ha riacceso il dibattito su un’incidenza oncologica nel territorio che da anni supera le medie nazionali, pur senza che sia stato scientificamente stabilito un nesso causale diretto con le emissioni industriali. Un tema che le istituzioni non possono continuare a eludere.

La provocazione del sindaco di Priolo

Il sindaco di Priolo, Pippo Gianni, ha alzato il tiro con una provocazione che suona come un atto d’accusa: chiudere gli impianti finché il problema non sarà risolto. Una dichiarazione politicamente dirompente che fotografa la frustrazione di un’intera comunità e che ha rimbalzato fino al Ministero dell’Ambiente, alla Prefettura, alla Procura e all’Arpa Sicilia.

Augusta, il fantasma della discarica

A pochi chilometri di distanza, su Augusta, incombe un altro allarme. Il progetto – presentato dalla società Log Service – di una discarica per rifiuti speciali pericolosi in contrada Marcellino ha incassato l’autorizzazione della Regione: l’impianto accoglierà gli scarti prodotti dall’inceneritore della Gespi – che controlla la Log Service.

“Augusta ha già dato troppo”, attacca il gruppo del M5S di Augusta ricordando come oltre trenta chilometri di impianti industriali si susseguano lungo la costa augustana senza soluzione di continuità. Per il M5S il territorio non può continuare a essere individuato come destinazione naturale di nuove servitù ambientali, e chiedono al sindaco e all’amministrazione comunale di spiegare pubblicamente le ragioni di quel parere favorevole.

“Già nel 2022 avevamo richiamato l’attenzione dei cittadini e delle istituzioni – spiega il M5S di Augusta – su un progetto destinato a incidere profondamente sul futuro del nostro territorio. Nel frattempo il procedimento è andato avanti e il Comune di Augusta, durante la Conferenza dei Servizi del 18 luglio 2024, ha espresso parere favorevole alla realizzazione dell’impianto, subordinandolo ad alcune prescrizioni che, a nostro avviso, appaiono insufficienti e prive di reali effetti rispetto alle criticità che continuano a emergere”

Le osservazioni della Sasol

A rendere il quadro ancora più preoccupante sono le osservazioni della Sasol, una delle principali realtà industriali presenti nell’area. L’azienda ha sollevato dubbi precisi: il progetto definitivo non affronterebbe in maniera adeguata la possibile presenza di una falda superficiale né la circolazione delle acque sotterranee nella zona interessata. Quando è un’industria a mettere in guardia su rischi ambientali connessi a un altro impianto, il principio di precauzione dovrebbe imporsi su ogni altra considerazione. Il M5S annuncia iniziative di mobilitazione popolare nelle prossime settimane e lavora all’organizzazione di una manifestazione pubblica aperta a cittadini, associazioni e comitati.

Un territorio martoriato

Priolo e Augusta sono lo specchio di una contraddizione irrisolta. Il polo industriale siracusano ha costruito per decenni occupazione e sviluppo economico, ma ha pagato un prezzo ambientale e sanitario che nessun bilancio ha mai contabilizzato davvero. Oggi quel conto torna a presentarsi, puntuale e salato. La transizione energetica — invocata, finanziata sulla carta, declinata in mille piani strategici — resta sullo sfondo come una promessa dal perimetro incerto.