Il bilancio del doppio terremoto che ha colpito il Venezuela mercoledì sera è salito in poche ore. I morti sono almeno 164, i feriti quasi mille. I media locali segnalano diecimila dispersi. Le squadre di soccorso stanno correndo verso le zone più colpite per cercare di estrarre le persone intrappolate sotto le macerie degli edifici crollati.

La presidente ad interim Delcy Rodríguez, che guida il Paese dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte di un’operazione militare americana e il suo trasferimento negli Stati Uniti per essere processato, ha ordinato di spostare le squadre di soccorso da altre regioni verso La Guaira, sulla costa a nord di Caracas. Ha detto che le autorità stanno cercando di sfruttare al massimo le ore di luce per accelerare i salvataggi. «Decine di edifici sono crollati lì e stiamo attualmente conducendo intensive operazioni di salvataggio per salvare vite», ha dichiarato.

Tre bambini coperti di polvere ma vivi sono stati estratti dalle macerie a La Guaira, definita da Rodríguez una “zona disastro”. Video circolati online mostravano decine di persone curate fuori da un ospedale della zona, alcuni a terra, altri su barelle. Rodríguez ha fatto appello alle imprese private affinché mettano a disposizione mezzi pesanti per le operazioni di salvataggio. Squadre certificate dall’Onu erano in arrivo nel Paese.

Fondo da 200 milioni di dollari per la ricostruzione

Il governo venezuelano ha annunciato la creazione di un fondo da 200 milioni di dollari per la ricostruzione degli ospedali e delle abitazioni danneggiate. I ministri dell’economia e delle finanze sono stati incaricati di sovrintendere all’operazione. Le scuole rimarranno chiuse per diversi giorni. Alcuni edifici scolastici saranno utilizzati come rifugi e centri per le donazioni.

Notti in strada e paura dei crolli

A Caracas centinaia di persone hanno trascorso la notte accampate attorno a parchi, parcheggi e spazi aperti. Le autorità hanno sconsigliato il rientro nelle abitazioni con danni strutturali. María Cristina Díaz, 41 anni, operaia delle pulizie, ha raccontato la sua notte: «Avevamo paura che gli edifici ci crollassero addosso. Mia madre, mia figlia e io avevamo freddo. Non abbiamo dormito un momento, ma non volevo trascorrere la notte da sola a casa dopo quel terribile terremoto». E ha aggiunto: «È stato terribile. Abbiamo pianto, abbiamo urlato. Per fortuna siamo vive». Hector Ricci, un altro residente della capitale, aveva descritto così i momenti del sisma: «Ha iniziato piano e poi è cresciuto gradualmente, e alla fine abbiamo dovuto lasciare tutti le nostre case, uscire e riunirci insieme».

Parti della capitale hanno perso la corrente elettrica e la copertura cellulare. Stamane decine di persone cercavano di usare i social media per localizzare i familiari di cui avevano perso le tracce. L’aeroporto internazionale Simón Bolívar è rimasto chiuso: una delle piste è risultata crepata. La metropolitana è sospesa e il gas naturale è stato interrotto in città.

La risposta internazionale

Il segretario di Stato americano Marco Rubio, intervenendo dal Bahrein, ha annunciato: «Ci sarà una risposta di tutto il governo. Sarà grande, sarà rapida, sarà efficace». Rodríguez ha ringraziato Trump e ha riferito di aver parlato telefonicamente con Rubio. L’Ecuador ha ordinato la consegna di aiuti umanitari. Qatar, Messico ed El Salvador hanno già inviato squadre di soccorso. Il presidente di El Salvador Nayib Bukele ha scritto su X: «Vi mandiamo tutta la nostra solidarietà e le nostre preghiere. Siate forti, Venezuela».