Il 24 giugno scorso il Venezuela è stato colpito da due violente scosse di terremoto, di magnitudo 7,2 e 7,5, che hanno devastato la costa settentrionale e provocato centinaia di vittime e migliaia di feriti. Secondo l’ultimo bilancio, almeno 920 persone hanno perso la vita e oltre 50 mila risultano disperse. Di fronte a un sisma di tale potenza, pochi secondi possono fare la differenza fra la vita e la morte. È in quei momenti che gli smartphone hanno dimostrato di essere più che semplici strumenti di comunicazione.

La rete di sensori che rileva le scosse

L’allerta che ha permesso a molti venezuelani di mettersi in salvo è arrivata grazie al sistema Android Earthquake Alerts, un progetto lanciato da Google nel 2020 e disponibile in quasi 100 Paesi. Questa tecnologia sfrutta gli accelerometri integrati in miliardi di telefoni Android per rilevare le onde sismiche primarie (onde P), le prime a viaggiare durante un terremoto. Quando più dispositivi in un’area registrano la stessa vibrazione, i dati vengono inviati ai server di Google che calcolano il punto di origine del sisma e stimano la magnitudo. Il sistema genera quindi due tipi di avvisi:

  • Be Aware: per scosse lievi, invita l’utente a informarsi;
  • Take Action: per scosse moderate o forti, accende lo schermo, emette un forte segnale acustico e suggerisce di ripararsi immediatamente.

Nel caso del Venezuela, gli smartphone hanno ricevuto un alert circa trenta secondi prima che arrivasse la scossa più distruttiva. Pochi attimi che hanno permesso a migliaia di persone di lasciare le abitazioni o ripararsi sotto tavoli e stipiti, riducendo così i danni e le vittime.

Milioni di avvisi, migliaia di vite salvate

Il sistema di avviso sismico non prevede i terremoti, ma ne rileva l’inizio e lo comunica agli utenti vicini. Secondo gli esperti, milioni di persone in Venezuela hanno ricevuto il messaggio di allerta proprio mentre le onde sismiche primarie attraversavano la regione. Da sottolineare che il Paese sudamericano non dispone di un sistema nazionale di allerta precoce, quindi l’app Android Earthquake Alerts è diventata un vero e proprio salvavita: gli avvisi vengono inviati tramite crowdsourcing sfruttando i sensori dei singoli telefoni. Dal suo lancio il sistema è cresciuto da 250 milioni di utenti a oltre 2,5 miliardi, e attualmente invia circa 60 avvisi al mese, raggiungendo in media 18 milioni di telefoni.

Le testimonianze dalla capitale Caracas raccontano che l’avviso “Take Action” è arrivato pochi secondi prima delle scosse, permettendo alle persone di abbandonare edifici fragili o fermare veicoli in corsa. Un venezuelano ha raccontato di essere uscito di casa con la famiglia grazie al messaggio ricevuto sul proprio smartphone, evitando così i detriti caduti successivamente. Altri utenti, come riferito dalla stampa locale, hanno usato l’allerta anche da Paesi vicini per avvisare parenti in Venezuela.

Come funziona tecnicamente

Il cuore del sistema è l’uso degli accelerometri e dei sensori di movimento integrati negli smartphone. Le onde P viaggiano più velocemente delle onde S, che sono più distruttive. Grazie a questa differenza di velocità, i telefoni possono inviare i dati ai server di Google, che elaborano e inviano l’allerta prima che arrivino le onde più forti. Gli avvisi sono trasmessi alla velocità della luce, superiore a quella di propagazione delle onde sismiche.

Il sistema, basato su algoritmi di intelligenza artificiale, filtra le false segnalazioni confrontando i dati provenienti da più dispositivi. Una volta confermato l’evento, la notifica viene inviata a tutti gli utenti nell’area interessata, indicando l’intensità prevista e suggerendo le azioni da intraprendere. La semplicità dell’avviso, accompagnata da un forte segnale sonoro, lo rende accessibile anche a chi non ha familiarità con la tecnologia.

Una lezione per il futuro

L’esperienza venezuelana dimostra che tecnologia e solidarietà possono salvare vite. I secondi guadagnati grazie all’allerta hanno consentito a migliaia di persone di mettersi in salvo e di avvisare i propri cari. Questa rete di dispositivi distribuiti rappresenta un’evoluzione nei sistemi di emergenza: non si basa su pochi sensori dislocati sul territorio, ma su milioni di dispositivi personali.

Non mancano però le criticità. Il sistema può inviare l’allerta durante o dopo il sisma se l’epicentro è molto vicino; inoltre richiede che il telefono sia acceso, con i servizi Google attivi e connesso a Internet. Infine, molti cittadini venezuelani non possiedono smartphone moderni. Per rendere l’allerta sismica universale occorre quindi investire in infrastrutture e sensibilizzare la popolazione sull’importanza di attivare le notifiche e aggiornare il software.