Il mondo della scuola italiana entra in una nuova fase contrattuale. Luglio segna, infatti, un passaggio centrale per il lavoro nel comparto educativo nazionale, con due accordi che interessano complessivamente oltre un milione e duecentomila lavoratori tra scuola pubblica e sistema paritario.

Martedì 7 luglio, a Roma, nella Sala Meuccio Ruini del CNEL, verrà ufficialmente presentato il nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto dalla FISM – Federazione Italiana Scuole Materne, che coinvolge oltre 40 mila dipendenti impegnati nelle quasi 9 mila realtà educative aderenti alla Federazione. Parallelamente, si è chiuso nelle scorse ore anche il rinnovo del contratto nazionale della scuola pubblica, firmato presso ARAN e destinato a circa 1,2 milioni di lavoratori.

Due accordi distinti ma accomunati da un elemento preciso: ridefinire il lavoro scolastico italiano nel biennio 2026-2027.

Il contratto FISM: aumenti, welfare e nuove regole sul precariato

Il nuovo contratto nazionale delle scuole materne aderenti a FISM è già entrato formalmente in vigore da pochi giorni e sarà illustrato ufficialmente durante l’incontro romano alla presenza del presidente del CNEL Renato Brunetta, del presidente nazionale FISM Luca Iemmi e delle organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL Scuola e SNALS.

L’accordo interessa oltre 40 mila lavoratori distribuiti in quasi 9 mila strutture educative frequentate attualmente da circa 400 mila bambini in tutta Italia.

Uno degli elementi centrali riguarda il piano salariale.

Il rinnovo prevede incrementi retributivi per il personale docente pari a:

  • 40 euro da settembre 2026;
  • ulteriori 40 euro da settembre 2027.

Il risultato finale sarà, quindi, un aumento complessivo di 80 euro al termine del biennio contrattuale.

Più flessibilità nei contratti a termine

Tra i punti più rilevanti del nuovo accordo emerge anche una revisione significativa della disciplina sul lavoro a tempo determinato.

Il contratto introduce una maggiore flessibilità per coordinatori, docenti ed educatori ancora in attesa del conseguimento dell’abilitazione professionale.

La novità principale riguarda la possibilità di reiterare i contratti fino a 84 mesi complessivi, ampliando in modo sostanziale i margini di continuità lavorativa nel sistema scolastico paritario.

Si tratta di uno degli aspetti più discussi dell’intera trattativa, inserito nel quadro delle nuove disposizioni previste dal Decreto Lavoro “Primo Maggio” 2026 approvato dal Governo in attuazione della legge delega 144/2025.

Welfare contrattuale e assistenza sanitaria integrativa

Il nuovo accordo FISM rafforza in modo significativo anche il capitolo welfare aziendale.

Per il biennio 2026-2027 viene consolidato il sistema di assistenza sanitaria integrativa attraverso il nuovo Fondo UniSalute.

Contestualmente viene introdotto un valore economico dedicato agli strumenti di welfare contrattuale pari a:

  • 100 euro annui per il 2026;
  • 100 euro annui per il 2027.

L’intero rinnovo, spiegano i firmatari, recepisce pienamente i tre principi cardine del nuovo decreto lavoro:

  • salario giusto;
  • valorizzazione della contrattazione collettiva;
  • rafforzamento del welfare aziendale con misure di detassazione

Firmato anche il contratto della scuola pubblica

Sul fronte della scuola pubblica si è invece conclusa la trattativa nazionale che riguarda oltre 1 milione e 200 mila dipendenti del comparto istruzione.

La firma è arrivata presso la sede di ARAN al termine di un percorso negoziale particolarmente rapido, sviluppato in appena tre incontri.

L’accordo copre il triennio 2025-2027 e rappresenta il terzo rinnovo contrattuale concluso dall’attuale esecutivo.

Gli elementi principali dell’intesa ruotano attorno a due misure economiche immediate:

  • incrementi medi di stipendio pari a 137 euro;
  • pagamento degli arretrati previsto durante l’estate.

L’accordo segna un passaggio molto atteso per il personale scolastico statale, in un momento in cui il tema del recupero salariale resta centrale nel dibattito nazionale sul potere d’acquisto dei lavoratori pubblici.