Il furto di ottanta fiale di fentanyl dalla farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma ha generato una risposta istituzionale inedita: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, attivazione dei Carabinieri NAS, ispezione ministeriale. Quelle fiale, infatti, bastano a produrre fino a circa 20.000 dosi illecite. Ma cos’è esattamente il fentanyl e perché una quantità così piccola genera un allarme di questo livello?

La risposta sta nella farmacologia di questa sostanza, che ha già devastato milioni di vite negli Stati Uniti. Sky TG24, citando direttamente il NIH (National Institute on Drug Abuse), lo descrive come circa 50-100 volte più potente della morfina. È questa potenza fuori scala a renderlo il farmaco più pericoloso di accesso improprio in circolazione.

Che farmaco è il fentanyl e come viene usato in medicina

Il fentanyl è un analgesico oppioide sintetico sviluppato negli anni Sessanta. In medicina viene impiegato per il controllo del dolore cronico severo, in particolare in oncologia, e come componente dei protocolli di anestesia. L’Organizzazione mondiale della sanità lo ha inserito tra i trattamenti consigliati per attenuare il dolore causato dal cancro.

Viene prescritto in formulazioni diverse: cerotti transdermici a rilascio lento, compresse sublinguali, spray nasali, fiale endovenose e intramuscolari. È un farmaco che in contesto clinico controllato salva vite. Fuori da quel contesto, può toglierle in pochi minuti.

Come agisce sul corpo: recettori, dopamina e arresto respiratorio

Come spiegato su SaluteLab, il fentanyl agisce legandosi ai recettori degli oppiacei del corpo, che si trovano nelle aree del cervello che controllano il dolore e le emozioni. In modo analogo all’eroina e alla morfina, quando i farmaci oppioidi si legano ai recettori, possono innalzare i livelli di dopamina in alcune zone del cervello, generando uno stato di euforia e rilassamento.

Ma gli stessi recettori presenti nelle aree che regolano la percezione del dolore si trovano anche nelle zone del cervello che controllano il ritmo respiratorio. Elevate dosi di oppiacei, in particolare quelli potenti come il fentanyl, possono causare l’arresto completo della respirazione e quindi la morte. Gli effetti della sostanza comprendono euforia, sonnolenza, nausea, confusione, stitichezza, sedazione, ipoventilazione e arresto respiratorio, stato di incoscienza, coma, fino alla morte.

Tre caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri oppioidi

Il profilo di rischio del fentanyl non riguarda solo la potenza in assoluto. Ci sono, infatti, tre caratteristiche farmacologiche che lo distinguono in modo qualitativo.

La prima è la finestra terapeutica estremamente ristretta. La differenza tra la dose che allevia il dolore e quella che causa depressione respiratoria grave può essere minima. Un incremento modesto della concentrazione plasmatica rispetto alla dose terapeutica è sufficiente per inibire il centro respiratorio bulbare, con conseguente arresto del respiro.

La seconda riguarda la velocità d’azione. Nelle formulazioni per uso illecito, spesso inalate o iniettate, il fentanyl raggiunge il cervello in pochi secondi o minuti. Questo non lascia tempo per riconoscere i segnali di un’overdose in corso né per intervenire efficacemente senza assistenza medica immediata.

La terza è il profilo di dipendenza. Come tutti gli oppioidi, il fentanyl agisce sui recettori mu-oppioidi e produce tolleranza e dipendenza fisica in modo rapido. Chi lo usa ripetutamente tende ad aumentare le dosi in modo progressivo per ottenere gli stessi effetti, avvicinandosi alla soglia letale senza necessariamente percepirla.

Il rischio nascosto: la contaminazione delle droghe da strada

C‘è un ulteriore fattore che rende il fentanyl particolarmente insidioso nel mercato nero. Il fentanyl può essere spacciato illegalmente mischiandolo con eroina e con cocaina. Chi acquista queste sostanze ignora spesso la presenza del fentanyl nella miscela.

Il meccanismo: poiché il fentanyl è attivo in quantità dell’ordine dei microgrammi, una distribuzione non omogenea nella miscela può creare zone di concentrazione letale all’interno della stessa dose. Questo meccanismo è responsabile di molti dei decessi registrati negli USA. Inoltre, il rischio di sovradosaggio è molto alto proprio perché una persona che fa uso di droghe spesso ignora che una polvere o la pillola contiene fentanyl: la dose letale è quindi molto bassa.

Come riconoscere un’overdose: i segnali da non ignorare

I segnali di un’overdose da fentanyl includono perdita di coscienza o impossibilità a rispondere agli stimoli, respiro rallentato o assente (meno di 12 atti respiratori al minuto o apnea), cianosi con colorazione blu di labbra, unghie e cute, miosi con pupille puntiformi bilaterali, rilassamento muscolare completo.

In presenza di uno o più di questi segnali bisogna chiamare il 118 immediatamente, mettere la persona in posizione di sicurezza se respira ancora, e non abbandonarla.

Il naloxone: come funziona il suo antidoto

Il naloxone è un antagonista puro dei recettori oppioidi: si lega agli stessi recettori del fentanyl e li blocca, spiazzando la molecola oppioide e invertendone gli effetti in pochi minuti. In caso di overdose, la somministrazione di naloxone, per via intramuscolare, sottocutanea, endovenosa o intranasale, può essere salvavita.

Ci sono due aspetti critici specifici del fentanyl rispetto ad altri oppioidi. Il primo: la potenza del fentanyl può richiedere dosi di naloxone più elevate rispetto a quelle sufficienti per un’overdose da eroina o morfina. In alcuni casi possono essere necessarie dosi ripetute. Il secondo: la durata d’azione del naloxone è in genere inferiore a quella del fentanyl nelle formulazioni a lunga durata. Questo significa che un paziente può sembrare stabilizzato e poi ricadere in overdose quando l’effetto del naloxone svanisce. Per questo anche dopo la somministrazione dell’antidoto è obbligatorio il trasporto in pronto soccorso e il monitoraggio per diverse ore.

In Italia il naloxone è disponibile senza prescrizione medica in molte regioni attraverso le farmacie. I Servizi per le Dipendenze territoriali (SerD) ne forniscono kit ai pazienti e alle loro famiglie.