“Siamo soddisfatti dell’esito complessivo del processo, perché sono state accolte tutte le richieste della Procura, quantomeno con riferimento ai due ergastoli per la coppia. Per Giovanni Barreca noi avevamo chiesto trent’anni di carcere, ci siamo attenuti prudenzialmente alle conclusioni dei nostri consulenti, che avevano parlato nella perizia di semi-infermità mentale, però ovviamente rispettiamo nel modo più assoluto le determinazioni del collegio. Noi ci riteniamo soddisfatti dell’esito processuale, fermo restando ovviamente che è e resta una tragedia. Quindi, per quanto si possa essere soddisfatti nell’ambito di una vicenda del genere, dai contorni così tristi e drammatici”. Lo ha detto all’Adnkronos il procuratore capo di Termini Imerese, Angelo Cavallo, commentando la sentenza emessa ieri sera dalla Corte d’Assise di Palermo, dopo 9 ore di camera di consiglio nel processo per la strage di Altavilla di due anni fa.

Ergastolo per la “coppia diabolica” accusata di avere ucciso Antonella Salamone, 41 anni, e i figli Kevin ed Emmanuel Barreca, di 16 e 5 anni. Carcere a vita anche per il marito della vittima, Giovanni Barreca. La Procura di Termini Imerese, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’ergastolo per la coppia e 30 anni per l’imbianchino, che sarebbe affetto da un vizio parziale di mente. Salamone e i figli furono torturati e brutalmente assassinati al termine di riti di “purificazione dal demonio” e di esorcismi nella villetta di Altavilla Milicia in cui abitava la famiglia Barreca.

“In 30 anni di anzianità in magistratura – ha detto ancora il procuratore Cavallo – ho visto, purtroppo, mio malgrado, tanti episodi, tante morti violente, tanti episodi di sangue, tante situazioni terribili, però una vicenda dai contorni così drammatici, ma anche paradossali, proprio assurdi, non mi era mai capitata. Quindi, una vicenda terribile e assurda proprio nel contesto in cui è maturata, cioè un esorcismo portato alle estreme conseguenze. Anche nei confronti di un bambino di 6 anni e di un ragazzo di 16”, ha aggiunto il procuratore capo arrivato solo pochi mesi fa a Termini. Era presente al momento della richiesta di pena, in aula, con il pm Manfredi Lanza, che ha seguito l’indagine fin dall’inizio.

La Corte d’Assise di Palermo ha inoltre riqualificato il reato da triplice omicidio aggravato in tortura aggravata dalla morte. “Sicuramente – ha detto il procuratore di Termini – è una diversa qualificazione giuridica ma per gli effetti pratici poco cambia, perché comunque la pena è sempre quella prevista dell’ergastolo, però la Corte evidentemente ha ritenuto talmente presenti i segni di queste torture e di questi atti di violenza ripetuti nel tempo e prolungati nel tempo, ripetuti nell’arco di più giorni, tale da integrare questo diverso reato. Si tratta di una qualificazione giuridica diversa, ci sta può succedere ripeto, vedremo anche nei successivi gradi di giudizio, cosa diranno gli altri giudici, ma noi siamo soddisfatti”, dice ancora.

Il procuratore si è detto particolarmente colpito, in tutta la vicenda, di quel passo dell’istruttoria in cui “anche il collega Lanza ha ricordato che il bambino di 6 anni era stato segregato per più giorni in una stanza, e sottoposto a questi interrogatori rituali, a scopo di ‘esorcismo’ e oltre a tutta una serie di pressioni psicologiche, era anche stato tenuto recluso in una stanza, senza neanche poter bere e mangiare. Tanto è vero che da alcuni messaggi intercettati c’erano il fratello sedicenne che chiedeva se almeno si potesse dare al piccolo un succo di frutta, perché il bambino aveva fame e sete, evidentemente. E la coppia diceva che non si doveva dare nulla. Quindi voglio dire, non una serie di violenze maturate nell’arco di un’ora, due ore, che già è folle e assurdo, ma una violenza ripetuta per più giorni. Arrivando anche a privare un bambino di cibo e acqua”.

La figlia di Giovanni Barreca, Miriam, coinvolta nella strage era stata assolta in appello. “È stata assolta, per quello che mi risulta, perché dichiarata immatura che è una formula per affermare appunto che non fosse del tutto capace di intendere e di volere, ma ripeto è una qualifica che rimane in ambito del processo minorile, quindi il processo a carico dei minorenni”, ha spiegato il procuratore Cavallo.

Ieri sera, poco prima di mezzanotte, al momento della lettura del dispositivo, accanto al pm Manfredi Lanza, c’erano anche diversi colleghi della Procura di Termini Imerese. Tutti giovani e al primo incarico. “Sono soddisfatto del lavoro dei colleghi. Mi spiace solo – conclude Cavallo – che a settembre perderò il 50% del mio organico per effetto di diversi trasferimenti. Questo comporterà un aggravio di lavoro per i sostituti che rimangono, sarà molto più difficile gestire casi come quello di Altavilla Milicia…”.