Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caltanissetta hanno fatto scattare un’operazione che coinvolge sei persone, accusate a vario titolo di concussione e corruzione. L’inchiesta, denominata “Scacco” e coordinata dalla Procura di Caltanissetta, è nata dopo un grave atto intimidatorio avvenuto nella notte del 9 maggio 2024, quando alcune persone spararono contro l’auto dell’allora sindaco di Sommatino. Da quel momento, le indagini dei militari si sono sviluppate attraverso intercettazioni, appostamenti e analisi dei documenti del Comune, portando alla luce un presunto sistema illecito che andava dal ricatto ai piccoli commercianti fino alla manipolazione dei grandi appalti pubblici.

I soldi chiesti ai commercianti della sagra

Il primo filone dell’indagine riguarda la gestione della Sagra dell’Agricoltura di Sommatino del novembre 2024. Secondo gli investigatori, il sindaco, la vice sindaca e l’assessore al Turismo dell’epoca avrebbero sfruttato il proprio ruolo per chiedere denaro in contanti agli espositori. Le somme pretese variavano dai 40 ai 150 euro al giorno, presentate come necessarie per avere la corrente elettrica e poter lavorare. Chi si opponeva subiva la minaccia del distacco della luce o di futuri ostacoli nell’organizzazione di altri eventi. In un caso, i titolari di un ristorante locale sarebbero stati costretti a offrire pasti gratuiti agli amministratori e alle loro famiglie. In totale, il giro di contanti raccolto durante la manifestazione si aggirerebbe intorno agli 11.000 euro.

Gli appalti truccati e la gestione dell’ufficio tecnico

La seconda parte dell’inchiesta si concentra sul settore dei Lavori pubblici e sulla figura del responsabile dell’Area tecnica del Comune. Al funzionario vengono contestati diversi episodi di corruzione. Nel caso dei lavori di consolidamento del costone roccioso in contrada Sant’Anna, un appalto da oltre 981.000 euro, il geometra comunale avrebbe cercato di ottenere una tangente da 50.000 euro da un imprenditore edile, che tuttavia si è rifiutato bloccando il piano. Lo stesso funzionario avrebbe invece incassato una tangente di 5.000 euro per affidare direttamente i lavori di costruzione di un asilo nido, del valore di oltre 757.000 euro, a una ditta vicina allo stesso contesto imprenditoriale. Inoltre, l’impiegato pubblico avrebbe ricevuto da due privati cittadini un telefono cellulare di ultima generazione, un computer e almeno 4.500 euro in contanti per sbrigare rapidamente delle normali pratiche amministrative.

I finti spacchettamenti per aggirare le regole

Gli investigatori hanno scoperto anche un accordo tra il sindaco, il responsabile dell’ufficio tecnico e un professionista esterno incaricato come progettista. I tre avrebbero diviso una tangente da 45.000 euro, pagata da un imprenditore della provincia di Agrigento. Il denaro serviva per ottenere l’affidamento diretto di alcuni lavori a Villa Garibaldi e la promessa di un altro appalto nel cimitero comunale. Per evitare i controlli previsti dal Codice degli appalti e non superare la soglia dei 150.000 euro che avrebbe imposto una gara pubblica, i funzionari hanno diviso artificialmente in due lotti i lavori della villa, per poi aumentarne il valore in un secondo momento con una variante da 30.000 euro.

Le decisioni del giudice e i nomi delle persone coinvolte

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto le richieste della Procura disponendo i provvedimenti per i sei indagati. Gli arresti domiciliari sono scattati per il sindaco dimissionario di Sommatino, Salvatore Letizia, e per l’imprenditore Diego Caramazza. Per il sindaco è stato disposto anche il sequestro preventivo dei 15.000 euro ricevuti. Il dipendente comunale Roberto Alotta è stato sospeso dall’ufficio pubblico per dodici mesi, stessa durata stabilita per il divieto di esercitare la professione di architetto e di contrattare con la pubblica amministrazione nei confronti di Calogero Vendra. Divieto di contrattare con lo Stato e di gestire imprese nel settore edile, sempre per un anno, anche per Luigi Pulci e Lorenzo Pulci. Per la vice sindaca Castellano e l’assessore Rumeo, pur essendoci gravi indizi, il giudice non ha ritenuto necessarie le misure restrittive poiché entrambi si sono già dimessi dalle loro cariche.