Da questo 2026 il redditometro non scatta più con un semplice scostamento tra spese e reddito dichiarato. Per attivare un accertamento sintetico, l’Agenzia delle Entrate deve ora verificare insieme due condizioni: uno scostamento di almeno il 20% e una differenza in valore assoluto di almeno 71.011,20 euro. Se manca anche una sola delle due soglie, il controllo non può partire.

Le due soglie: come funziona il calcolo

Il Decreto Legislativo n. 108/2024 ha riscritto le regole dell’accertamento sintetico, subordinandolo a due requisiti cumulativi. Il primo è percentuale: il reddito ricostruito dal Fisco sulla base delle spese effettive deve superare di almeno un quinto quello dichiarato dal contribuente. Il secondo è espresso in valore assoluto e corrisponde a dieci volte l’importo annuo dell’assegno sociale. Nel 2026 l’assegno sociale ammonta a 546,24 euro per tredici mensilità, per un totale di 7.101,12 euro l’anno: moltiplicato per dieci, il risultato è 71.011,20 euro.

Le due condizioni devono verificarsi insieme, non in alternativa. Un contribuente che dichiara 30mila euro, con un reddito ricostruito dal Fisco pari a 80mila, supera ampiamente il 20% di scostamento ma resta sotto la soglia assoluta di 71.011,20 euro: l’accertamento sintetico non può scattare. Cambia lo scenario se il contribuente dichiara 100mila euro e l’Agenzia ne ricostruisce 175mila: lo scarto di 75mila euro supera sia la soglia percentuale sia quella assoluta, e in questo caso il controllo diventa possibile.

Dal redditometro ai movimenti bancari

Il vecchio redditometro si basava su elementi indicativi di capacità contributiva come auto di lusso, imbarcazioni, spese per la casa o il possesso di cavalli. Con le nuove soglie, questo tipo di controllo si applica solo a sproporzioni patrimoniali molto consistenti e l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate si è spostata sui movimenti bancari e sulle transazioni registrate sui conti correnti.

Il perno di questo spostamento è l’Anagrafe dei Conti, l’archivio dell’Anagrafe Tributaria che raccoglie le informazioni trasmesse periodicamente da banche, Poste e altri intermediari finanziari. Contiene i dati sui conti correnti e sugli altri rapporti finanziari di cui un contribuente è titolare o può disporre, comprese le deleghe e le procure, oltre al saldo iniziale, al saldo finale e alle movimentazioni contabili in forma aggregata.

Segnali che attivano un approfondimento:

  • prelievi e versamenti in contanti, considerati il segnale più diretto;
  • prelievi frequenti o frazionati, che possono far sospettare pagamenti in contanti non tracciati;
  • l’assenza prolungata di movimenti su un conto che riceve stipendio o pensione;
  • bonifici da e verso l’estero sopra determinate soglie, soggetti anche alla normativa antiriciclaggio;
  • trasferimenti tra familiari, quando sono frequenti, di importo significativo e uno dei soggetti coinvolti non risulta titolare di redditi propri.

Come funziona l’analisi automatizzata

Nella fase iniziale, l’analisi dei dati è automatizzata e il codice fiscale del contribuente viene sostituito da un codice fittizio: fino a quando non emergono anomalie, il sistema non collega le informazioni a una persona identificabile. Solo quando gli algoritmi rilevano incongruenze significative tra il reddito dichiarato e la capacità di spesa, l’Agenzia delle Entrate può richiedere alla banca gli estratti conto dettagliati con tutte le operazioni del singolo contribuente. Alla base del meccanismo resta il principio della presunzione fiscale: qualsiasi somma accreditata sul conto corrente può essere considerata reddito imponibile se il contribuente non riesce a dimostrarne la provenienza.

Cosa cambia rispetto al passato

L’effetto pratico della riforma è una riduzione del numero di contribuenti esposti a controllo. In precedenza, un contribuente con un reddito dichiarato di 10mila euro poteva essere sottoposto ad accertamento se il Fisco ne ricostruiva circa 12mila, cioè il 20% in più. Con le soglie attuali, lo stesso contribuente può essere raggiunto da un accertamento sintetico solo se il reddito ricostruito si avvicina agli 80mila euro, perché a quel punto lo scostamento percentuale supera il 20% e la differenza assoluta supera i 71.011,20 euro richiesti. Il risultato è un redditometro che, come già raccontato su Oltre lo Stretto a proposito dei pignoramenti dei conti correnti, punta sempre più sui grandi scostamenti patrimoniali e sempre meno sulle piccole discrepanze quotidiane.

Il contesto: la sospensione di agosto delle cartelle

Il tema dei controlli sui conti correnti si intreccia con un’altra decisione recente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che il 6 luglio scorso ha annunciato la sospensione, per il mese di agosto, della notifica delle cartelle di pagamento, per evitare disagi ai contribuenti durante le ferie estive. L’ente è intervenuto dopo alcuni articoli che segnalavano un presunto aumento di cartelle e pignoramenti, smentendo l’esistenza di un picco e definendo i numeri delle due attività “assolutamente ordinari” e in linea con l’anno precedente. La sospensione riguarda solo le nuove notifiche: non cancella gli atti già notificati e non modifica in alcun modo le soglie appena descritte per l’accertamento sintetico.

Cosa conviene fare per chi riceve una richiesta di chiarimenti

Prima di arrivare a un accertamento vero e proprio, l’Agenzia delle Entrate può inviare una richiesta di chiarimenti o un questionario in cui chiede di documentare l’origine di specifiche somme. Non si tratta ancora di un atto impositivo: è una fase istruttoria in cui il contribuente può fornire ricevute, contratti, atti di donazione o altra documentazione che giustifichi l’entrata. Se la spiegazione regge, la procedura si chiude senza conseguenze. Conservare la documentazione di bonifici tra familiari, vendite di beni personali o rimborsi resta quindi la forma di tutela più semplice, indipendentemente dal fatto che le soglie del 20% e dei 71.011,20 euro vengano raggiunte o meno.