“A trentaquattro anni dalla strage di via D’Amelio, la Sicilia rende omaggio a Paolo Borsellino e agli agenti della sua scorta, esempio straordinario di dedizione allo Stato e alla giustizia. Il loro sacrificio ci ricorda che il coraggio non è un gesto impulsivo, ma una scelta consapevole: quella di affrontare la paura senza arretrare di fronte all’illegalità. Il dovere della memoria si accompagna a quello della piena ricerca della verità: è un impegno che le istituzioni hanno il dovere di sostenere con determinazione, perché solo una verità completa rende davvero giustizia alle vittime e rafforza la fiducia dei cittadini nello Stato. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni, affinché la memoria diventi responsabilità quotidiana e continui ad alimentare l’impegno delle istituzioni per una Sicilia sempre più libera dalle mafie, fondata sulla legalità, sulla giustizia e sul rispetto delle regole”. A dirlo è il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
Borsellino e i giovani
Punta sui giovani il Presidente della Croce Rossa Italiana “Paolo Borsellino sapeva che il futuro della lotta alla mafia era nelle mani dei giovani. Oggi, a 34 anni di distanza dal quel 19 luglio 1992 nel quale venne assassinato assieme ai cinque agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – le sue parole risuonano ancora come un monito: “Se la gioventù le negherà il consenso, anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”.
“Cinquantasette giorni dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino e la sua scorta pagarono il prezzo del loro impegno contro la mafia. Oggi sappiamo che quegli atti criminali, diretti al cuore dello Stato, furono una scossa potente per tanti giovani che in quegli anni si affacciavano alla vita adulta e alle responsabilità che ne conseguono. Ricordo come fosse ieri quella presa di coscienza: la lotta alla mafia non era più solo un compito di Magistratura e Polizia ma una questione che riguardava tutta la società civile, giovani generazioni in testa”, afferma il Presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro.
“Il sacrificio delle donne e degli uomini che hanno messo il bene comune prima della loro stessa esistenza resta, dopo 34 anni, un monito costante per chi allora visse quei tragici momenti visti con gli occhi della gioventù e per chi, giovane di oggi, ne raccoglie il testimone: la lotta alla mafia ci riguarda tutti. È una resistenza quotidiana contro chi calpesta la Dignità umana. Perché è nell’assenza di cura e prospettive che attecchisce l’illegalità, che prospera il pensiero per cui l’unica soluzione al disagio sia quella di scendere a patti con sistemi ricattatori e abusivi. Per questo è anche nella memoria di Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, dei tanti magistrati e membri delle Forze dell’ordine caduti per non inginocchiarsi davanti alla mafia che la Croce Rossa Italiana agisce, ogni giorno, per togliere spazi all’illegalità e al compromesso attraverso la vicinanza alle comunità più fragili, nel contrasto alle vulnerabilità sociali, nel supporto a chi fatica a trovare spazio e ascolto”, conclude Valastro.
Dal Pd ricordo affidato ai giudici
“Oggi voglio condividere, con forza e convinzione le parole che il giudice Antonio Balsamo, presidente della Corte di appello di Palermo, ha speso per ricordare il Paolo Borsellino, un esempio di rettitudine, senso del dovere e della legalità, qualità con cui portò avanti il suo lavoro con profondo rispetto delle istituzioni, le stesse che poi gli avrebbero voltato le spalle. Balsamo lo ha fatto pronunciando ciò che Borsellino disse pochi giorni prima di essere trucidato: ‘la lotta alla mafia deve essere anzitutto un movimento culturale e morale, capace di coinvolgere le giovani generazioni in quanto più sensibili alla bellezza del fresco profumo della libertà. E’ un messaggio colmo di speranza e ricco di aspettative soprattutto per i ragazzi e le ragazze che vivono nella nostra Isola” dice il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo tra i primi ad arrivare in via D’Amelio, incontrando i giovani delle associazioni antimafia, per il XXXIV anniversario della strage mafiosa in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e i 5 agenti agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
“Da questo mausoleo civile, luogo in cui il giudice Caponnetto disse che era finito tutto, deve invece partire – prosegue – una nuova riscossa morale ed etica che deve abbracciare tutta la Sicilia. Non possiamo nasconderci dietro ad un dito: c’è un problema di illegalità diffusa che riguarda il Paese e nella nostra Regione c’è anche un enorme problema corruttivo che riguarda un metodo di gestione del potere che finisce col far proliferare il clientelismo e la ricerca dell’amico degli amici”.
“Fuori da ogni ipocrisia: è insopportabile – aggiunge – vedere chi dice di essere scesa in politica proprio sull’onda emotiva della strage di via D’Amelio, non proferire una parola o non prendere provvedimenti seri e opportuni di fronte agli scandali e alle indagini giudiziarie per corruzione che si susseguono in Sicilia. E’ propaganda, solo chiacchiere. Ed – conclude- in una giornata come questa risultano ancora più indigeste”.






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