Matteo Salvini è tornato al carcere di Bollate, nel Milanese, anche questa mattina, per fare visita a Mario Roggero, detenuto da due notti nell’istituto penitenziario. Il gioielliere di 72 anni sta scontando la condanna definitiva a 14 anni e nove mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, dopo la rapina nella sua gioielleria nel Cuneese.
Le parole di Salvini a Radio 24
Il leader della Lega è intervenuto anche a Il Caffè della domenica su Radio 24, respingendo l’idea di un contrasto con il Quirinale: “Nessun incidente con il Quirinale, sappiamo benissimo tutti, a partire dal ministro della Giustizia, chi ha il potere di concedere la grazia. Semplicemente nulla vieta di spingere, di sollecitare, di ragionare, di riunirsi e di parlare, fatta salva la facoltà esclusiva del presidente della Repubblica di concedere la grazia, perché quello che è successo a Mario Roggero potrebbe succedere a chiunque”.
Salvini ha poi descritto la figura di Roggero: “Non stiamo parlando di regolamenti di conti fra bande rivali o di un pericoloso pregiudicato con precedenti penali: stiamo parlando di un signore di 72 anni che ha lavorato nel negozio di famiglia per una vita, marito, padre, nonno di otto nipotini che all’ennesima aggressione, all’ennesima rapina nella sua proprietà alla presenza di sua moglie e sua figlia, si è sentito minacciato e ha reagito. Ha reagito con eccesso? Doveva stare dentro? Non auguro a nessuno di trovarsi in quelle condizioni, perché parlarne in radio o a casa è un conto, vivere quelle frazioni di secondo per l’ennesima volta, ritenendosi minacciati nella propria vita e in quella dei propri affetti più cari, è un altro conto”. Ha concluso: “Fatta salva la condanna, c’è il presidente della Repubblica che può prendere in considerazione l’ipotesi di intervenire con un atto di clemenza, come tante altre volte in passato per altri rei, è stato fatto in passato”.
La petizione supera 120mila firme
Sul fronte della raccolta firme, la Lega ha diffuso un comunicato in cui annuncia il superamento di una nuova soglia: “Ha superato quota 120mila adesioni la petizione online promossa dalla Lega per chiedere al presidente della Repubblica la concessione della grazia a Mario Roggero. L’iniziativa, nata dal capogruppo della Lega nel Consiglio comunale di Massa, Filippo Frugoli, è stata successivamente fatta propria e rilanciata a livello nazionale dalla Lega. Il traguardo delle 120mila adesioni in poco più di tre giorni conferma la grande partecipazione dei cittadini e la vicinanza a Mario Roggero, nella convinzione che chi ha difeso la propria vita, la propria famiglia e il proprio lavoro non debba essere lasciato solo”. La nota si conclude con un ringraziamento e un nuovo appello: la Lega “ringrazia tutti coloro che hanno già aderito e invita i cittadini a continuare a sottoscrivere”.
La replica di Patuanelli (M5S)
Di segno opposto la posizione del vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli, che sui social ha scritto: “Il caso Roggero sta mostrando qualcosa di ancora più grave della vicenda giudiziaria che lo riguarda: l’idea di Stato proposta dalla destra. Comprendiamo il turbamento dell’opinione pubblica, il dramma di chi ha subito una rapina e di una famiglia segnata per sempre. Sono sentimenti reali e meritano rispetto. Proprio per questo è inaccettabile lo sciacallaggio politico di queste ore”.
Patuanelli ha proseguito criticando sia l’iniziativa del ministero della Giustizia sia la visita di Salvini: “Un ministro della Giustizia annuncia un procedimento di grazia ignorando persino le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica. Un vicepremier va in carcere a incontrare Roggero e arriva a ipotizzarne una candidatura politica, trasformando una vicenda giudiziaria e umana in uno slogan elettorale. È una deriva che dovrebbe preoccupare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche”.
Sul rapporto tra politica e magistratura, Patuanelli ha aggiunto: “La politica può discutere le leggi, modificarle e migliorarle. Non può però usare il dolore delle persone per delegittimare i tribunali e mettere in discussione i principi fondamentali dello Stato democratico. In uno Stato di diritto non sono i social, i talk show o le campagne elettorali a stabilire le responsabilità. Lo fanno i giudici applicando le leggi approvate dal Parlamento. Altrimenti non resta il diritto, ma l’arbitrio e la legge del più forte”.
Il vicepresidente M5S ha poi allargato la critica al tema della sicurezza: “È inoltre paradossale che tutto questo provenga da chi ha costruito il proprio consenso sul tema della sicurezza. La sicurezza vera non nasce dall’idea che ciascuno possa farsi giustizia da sé. Nasce dalla prevenzione, dall’efficienza delle forze dell’ordine, dalla certezza della pena, dalla rapidità dei processi e dalla capacità dello Stato di impedire che i reati avvengano”.
Ha proseguito: “Dopo quattro anni di governo, però, la destra continua a preferire la propaganda alle soluzioni. Ogni fatto di cronaca diventa un’occasione per alimentare la paura, individuare un nemico e raccogliere consenso. È accaduto con la Lega di Salvini e rischia di accadere nuovamente con il progetto politico di Vannacci. Anche la presidente Meloni ha troppo spesso dimostrato di essere più interessata a raccontare la sicurezza che a costruirla”.
Patuanelli ha concluso: “Uno Stato di diritto si misura proprio nei casi più dolorosi e divisivi. È facile invocare la legge quando tutti sono d’accordo. È molto più difficile difenderla quando l’emotività spinge nella direzione opposta. Chi alimenta deliberatamente questa deriva per convenienza politica non sta difendendo la sicurezza degli italiani: sta indebolendo le fondamenta della nostra democrazia”.






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