C’è una Sicilia che è tornata a pensare che con la mafia si possa convivere ma c’è anche una Sicilia nella quale è tornata la cultura dell”Amichettismo, della piccola corruzione, del ritorno ad una cultura che sembrava ormai superata.

E’ l’allarme della Commissione Parlamentare regionale Antimafia della Sicilia. Lo si evince dalla relazione presentata nel pomeriggio all’Ars. Una relazione nella quale si parla anche di droga come ulteriore piaga. Aumenta la domanda e il consumo e dunque i proventi criminali.

“Quella che emerge dalla mappatura della commissione regionale Antimafia è la fotografia di una Sicilia peggiorata, dove la corruzione è in aumento e in cui prevale la logica del favore e dell’amichettismo, una Sicilia convinta di poter convivere con la mafia. I dati a nostra disposizione sono preoccupanti: aumenta di anno in anno l’offerta – e quindi la domanda – di droga”.

Nell’Isola fino a 100 mila consumatori di stupefacenti

“In Sicilia si contano tra 50mila e 100mila consumatori di sostanze stupefacenti e siamo di fronte a un dato sottostimato. Dalla ricognizione fatta recentemente dalla commissione Antimafia solo a Catania ci sono 44 piazze di spaccio, con un esercito di circa 3000 persone che soltanto nel capoluogo etneo ogni giorno ‘monta il turno’ dello spaccio: un esercito pronto a essere arruolato dalle famiglie mafiose, manovalanza che, come si è visto qui a Palermo, è protagonista di azioni violente nei confronti di commercianti, pusher disposti a bruciare un autolavaggio per 200 euro. Se proviamo a moltiplicare queste ‘proiezioni’ per ogni provincia il dato totale è sconfortante.

A Palermo le persone che si rivolgono ai Sert sono 3216, a cui si sommano 770 detenuti tossicodipendenti nelle carceri. Cifre quasi doppie a Catania, con 5198 persone prese in carico dai Sert e 1392 detenuti tossicodipendenti in carcere, per un totale di circa 6600 soggetti.

Facendo un rapido calcolo, sulla base di queste stime in Sicilia abbiamo tra i 50mila e i 100mila assuntori stupefacenti”. È questo il quadro, sconsolante, presentato in aula all’Ars dal presidente della commissione regionale Antimafia che oggi ha esposto la relazione annuale sull’attività svolta.

Il fascino della criminalità e delle armi

Tanti i temi affrontati, dalla “fascinazione della criminalità alla circolazione di armi, anche da guerra, divenute ormai uno status symbol”, dall’aumento dello spaccio e del consumo di stupefacenti, alle carceri: “Si è detto spesso in questi giorni che le carceri sono diventate una groviera, ma c’è una situazione particolare che riguarda il carcere Pagliarelli che merita attenzione: non soltanto non c’è acqua calda, ma dai rubinetti esce acqua non potabile. Dunque l’acqua da bere deve essere acquistata dai detenuti, ma la maggior parte di loro sono immigrati o tossicodipendenti o poveracci che non hanno i soldi per acquistarla. Il risultato è che per bere acqua potabile diventano ‘camerieri’ di altri detenuti, creando così delle gerarchie che sono una sorta di nonnismo. Dall’altro lato sono consentiti privilegi, come il possesso di telefonini e strumenti che rendono la detenzione quasi una vacanza”. La politica ha il dovere di occuparsi anche di questi temi.

Una società civile sempre più indifferente

Non va meglio sul versante della società civile “sempre più indifferente” e della “politica che, attraverso le istituzioni sta dando un’immagine di sé devastante. A fronte di tanti soggetti individuati, quanti ancora continuano imperterriti alla luce del sole, coltivando il privilegio per pochi, l’arbitrio, l’amichettismo, il favore… Che messaggio di rigore diamo? Ci sorprendiamo all’indomani dei fatti di cronaca, ma rischiamo di abituarci senza che ci sia un’azione forte di contrasto, con esempi da dare all’opinione pubblica. Ora come non mai – ha concluso Cracolici – la politica deve dare risposte, è necessario ripartire da zero e aumentare i controlli, di fronte a questi problemi non possiamo restare indifferenti”.

Schillaci: “Lavoro certosino”

“E’ un lavoro certosino quello svolto dalla Commissione regionale Antimafia. La relazione odierna al parlamento regionale descrive la realtà siciliana relativamente ai fenomeni criminali che attanagliano la nostra isola. Occorre prendere atto che, ad esempio, sul fenomeno della corruzione la Regione ha le armi spuntate. L’ufficio anticorruzione regionale risulta sguarnito e la centrale unica di committenza risulta inefficiente per la mancanza di personale qualificato. Su tutto ciò le istituzioni regionali devo interrogarsi e trovare soluzioni adeguate. Nella relazione dell’Antimafia viene sottolineato come molto spesso negli affidamenti dell’Amministrazione regionale si deroghi alla prevista rotazione del Rup. Su questo tema ha inciso fortemente una norma regionale, da me proposta nella legge regionale 13 del 2026 che prevede l’obbligo di motivazione per la mancata rotazione del Rup e l’obbligo di informare il Responsabile regionale anticorruzione e l’Organismo interno di valutazione, prevedendo sanzioni per il mancato adempimento e l’incidenza negativa sulla valutazione della performance. Voglio sottolineare, infine, che il lavoro della commissione Antimafia ci offre oggi uno spaccato sull’emergenza crack e spaccio, le nuove alleanze della mafia con la criminalità straniera, le estorsioni e la nuova organizzazione dei mandamenti di Cosa nostra” afferma Roberta Schillaci, segretaria della Commissione regionale Antimafia e vice capogruppo del Movimento Cinquestelle all’Assemblea regionale siciliana.