Quattro ore. Tanto sarebbe durato l’incubo di due gemelli di 14 anni, sequestrati, denudati e picchiati in un campo di soia a Conegliano, nel Trevigiano, da un gruppo di dieci adolescenti. Tutto ripreso con uno smartphone.

Come sono stati attirati

Secondo il racconto dei genitori, i due ragazzi sarebbero stati attirati con una trappola e condotti in una proprietà isolata. Lì sono stati rapinati dei cellulari e dei soldi che avevano in tasca, venti euro, poi costretti a spogliarsi e picchiati più volte.

Alla base dell’aggressione ci sarebbe la convinzione, da parte del gruppo, che i gemelli avessero fatto la “spia” su un imbrattamento. Nel filmato si sentono i giovani ripetere: “Deve pagare per aver fatto la spia”. Nelle stesse immagini uno dei due ragazzini, seminudo, viene spintonato sotto il getto dell’impianto di irrigazione.

Il video arrivato alla madre da un bambino di 11 anni

C’è un dettaglio che dice molto del contesto. A inoltrare il video alla mamma delle vittime, stando a quanto afferma lei stessa, sarebbe stato un bambino di 11 anni. Non per denunciare l’accaduto, ma per divertimento.

“I miei figli in lacrime e loro a seviziarli. Non capisco come possano esserci ragazzi così giovani con questa crudeltà nell’animo, con il cuore così vuoto”, ha dichiarato la madre. E ancora: “Quando abbiamo visto il video ci siamo resi conto della gravità della situazione. Non era solo una bravata, c’era una crudeltà nel continuare anche davanti alla loro sofferenza”.

La denuncia e le chat con le minacce

I genitori si sono rivolti ai carabinieri, consegnando i video e le chat in cui il gruppo invitava uno dei ragazzini al parco, minacciando di picchiarlo se non si fosse presentato.

L’episodio risale a giovedì 23 luglio. La denuncia è stata formalizzata dal padre delle vittime il giorno successivo.

Le contestazioni

I ragazzi coinvolti sono stati segnalati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Venezia, con le ipotesi di reato di violenza privata, rapina e percosse. I carabinieri li hanno identificati quasi tutti.

Si tratta di persone di età intorno ai 14 anni, di nazionalità italiana e, come precisano gli inquirenti, non ascrivibili ad aree di disagio economico o culturale.

Perché non si parla di baby gang

Un elemento su cui gli investigatori si soffermano riguarda la natura del gruppo. Secondo quanto emerso, non sarebbe configurabile come “baby gang“, data l’assenza di un’organizzazione dotata di una gerarchia con un capo e dei sottoposti. Viene descritto piuttosto come una “aggregazione spontanea” di coetanei.

Un componente di questo sodalizio occasionale non avrebbe partecipato attivamente all’aggressione, limitandosi a fornire “supporto morale“, anche attraverso la realizzazione dei video ripresi con gli smartphone.