Il 6 agosto ricorre il 46esimo anniversario dell’omicidio, per mano mafiosa e forse non solo, del Procuratore Capo della Repubblica, Gaetano Costa. Un omicidio, come altri di vittime “eccellenti“ e non, ancora senza giustizia. Queste vittime sono morte, così, due volte. Raramente il Procuratore Costa viene nominato o ricordato e questo la dice tutta sul tentativo di far calare la nebbia su quello che aveva capito e su quanto stava attuando con determinazione. Non smettiamo di pretendere con forza la verità sulla sua morte, diritto che il coraggio di alcuni tra i migliori giuristi del nostro tempo ha portato da teoria a fatto concreto. Il riferimento è alle due sentenze della Suprema Corte di Cassazione del 2025 che hanno affermato il diritto collettivo alla verità . L’auspicio è che tale verità possa rappresentare anche il punto di partenza per spiegare altri fatti di sangue e stragi gravissime che dagli anni ‘80 ai primi anni ‘90 hanno funestato la vita del Paese. La rinuncia a questo diritto determinerebbe una intollerabile forma di impunità. L’omicidio del Procuratore Capo Gaetano Costa non è un semplice delitto di mafia ma il frutto della convergenza di interessi spesso indicibili. 


In quegli anni, macchiati dal sangue dei servitori dello Stato e di vittime innocenti, le Istituzioni e la gente comune ritenevano che la mafia non esistesse o che si ammazzavano “tra di loro”. Oggi, ancora, si cerca di intorbidire le acque e ricondurre l’origine di tutto ad un misterioso quanto debole dossier mafia/appalti. Rifiutando la mistificazione della narrazione ufficiale, tutti gli Enti e le Istituzioni devono unirsi per difendere una delle radici più profonde della democrazia: la ricerca della giustizia . La Fondazione a lui intitolata e i familiari invitano i cittadini e i rappresentanti delle Istituzioni alla commemorazione che avrà luogo alle 19 di oggi in Via Cavour, davanti alla lapide che ricorda il suo assassinio. Palermo, 6  agosto 2026.

Sergio Russo n.q. Fondazione Gaetano Costa  

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