C’è un dettaglio che rovescia il modo consueto di leggere una crisi idrica: quando l’acqua arriva, in parte viene sversata in mare.

Non per spreco, ma per necessità. Le condizioni strutturali degli invasi del territorio gelese non consentono di trattenerla senza rischi per la tenuta delle dighe stesse.

Il risultato è quello fotografato dai dati regionali di luglio.

I numeri dei tre invasi

I dati sono forniti dal dipartimento dell’autorità di bacino del distretto idrografico e confermano la condizione di crisi.

La diga Comunelli ha una capacità potenziale di 8 milioni di metri cubi. Il livello accertato è fermo a zero.

L’invaso di Disueri dispone di un volume potenziale di 23,60 milioni di metri cubi. A luglio la soglia raggiunta si ferma a 0,30.

La diga Cimia, su una capacità di 10 milioni di metri cubi, registra quota 2,49. È l’unica delle tre a mantenere una riserva apprezzabile.

La vasca che dovrebbe servire i campi

C’è poi l’infrastruttura che dovrebbe convogliare l’acqua verso i terreni agricoli.

La vasca di accumulo di Settefarine è completamente a secco.

A segnalare la condizione della vasca è stato l’agricoltore Angelo Mancuso, che ha sintetizzato il problema in una frase.

“L’acqua c’è a monte, ma non arriva a valle. Così, le campagne di tutta la zona rimangono senza acqua”, ha dichiarato.

Cosa dice la Regione

La competenza in materia è dell’assessorato regionale all’Energia, che ha più volte ribadito come “sono in essere progetti per interventi nelle dighe del territorio gelese, che sono quelle che presentano maggiori problematiche”.

Sul territorio le amministrazioni chiedono un cambio di passo. I Comuni della zona, tra cui Gela e Niscemi, sollecitano “una programmazione accurata”.

Immagine generata dall’AI.