Il tabulato telefonico dimostrava che non c’era stata alcuna chiamata. In auto c’era il vivavoce con i comandi al volante. E secondo l’automobilista, in mano non aveva un cellulare ma uno spicchio di zucchina fritta che si stava portando alla bocca.

Nessuno di questi elementi è bastato. Dopo il primo grado, anche la Corte d’Appello di Trieste ha confermato la multa.

Cosa è successo quel giorno

I fatti risalgono al 19 settembre 2020, a Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia.

Una pattuglia dei carabinieri ferma una donna di 38 anni, residente a Corno di Rosazzo, nell’Udinese. Per i militari stava guidando con il telefono in mano. Scatta una sanzione da 320 euro.

La versione arrivata dopo

È solo in un secondo momento che l’automobilista fornisce la propria ricostruzione: non un cellulare, ma un pezzo di zucchina fritta.

A sostegno presenta il tabulato telefonico, dal quale non risulta alcuna chiamata in corso. Fa, inoltre, notare di disporre in auto del vivavoce con i comandi al volante.

La donna decide anche di querelare i carabinieri, accusandoli di aver messo per iscritto il falso nel verbale.

Perché il primo grado non l’ha convinta

Il Tribunale rileva un problema di tempistica.

Al momento del controllo la donna non aveva mosso alcuna obiezione. La versione della zucchina emerge solo in seguito, quando si tratta di impugnare la sanzione.

Per i giudici quel ritardo pesa più delle prove documentali prodotte.

Il punto giuridico che interessa tutti

La Corte d’Appello di Trieste conferma la linea, aggiungendo un passaggio che vale ben oltre questo caso.

Il vivavoce e la passione per le verdure, osservano i giudici, non dimostrano un errore dei carabinieri. Il motivo è tecnico: un telefono può essere utilizzato anche solo per scrivere messaggi o navigare online, senza che questo generi alcuna telefonata nel tabulato.

In altre parole, l’assenza di chiamate registrate non prova che il dispositivo non fosse in uso.

Respinta anche la richiesta di un sopralluogo per verificare i fatti.

Quanto costa non arrendersi

Il conto per l’automobilista è cresciuto in modo consistente.

Alla multa originaria, nel frattempo quasi raddoppiata, si sommano ora quasi 500 euro di spese legali.

La donna, però, non si ferma: ha annunciato ricorso in Cassazione. E il rischio, a giudizio definitivo, è quello di doversi far carico di ulteriori spese.

Immagine generata con l’AI.