Daniele Pitteri si è dimesso da sovrintendente della Fondazione Inda. Meno di un anno e mezzo dopo l’insediamento, arrivato nel marzo 2025, il suo nome si aggiunge a una lista che comincia a somigliare a una porta girevole: tre sovrintendenti, tre uscite anticipate, uno stesso ingranaggio che li stritola tutti allo stesso modo. La notizia, uscita il 17 agosto, arriva con lettera di dimissioni trasmessa via mail attraverso il legale di Pitteri, che secondo quanto si apprende starebbe valutando un’azione legale contro la Fondazione. Un dettaglio che dice già molto: qui non si va via in punta di piedi.

Il canovaccio

Chi segue da vicino le vicende dell’Inda riconosce subito lo schema, perché si ripete con una regolarità quasi meccanica: arriva un sovrintendente, prova a esercitare pienamente il proprio ruolo, si scontra con un assetto di potere che vive come troppo affollato, se ne va prima del tempo. Non è complottismo da bar, è una sequenza documentata, con nomi, date e mandati interrotti.

Calbi

Il primo caso è quello di Antonio Calbi, nominato nel 2018. Basta un anno perché la stampa locale racconti i primi attriti con la consigliera delegata, Marina Valansise e con parte del consiglio d’amministrazione. Nel 2022 il finale: il CdA non lo inserisce nella terna per il rinnovo. Fine corsa, senza troppi giri di parole.

Told

Poi Valeria Told, che eredita una poltrona già scomoda. Lascia a febbraio 2024, prima della naturale conclusione del mandato, con motivazioni ufficiali legate a impegni familiari e lavorativi. Ma è lei stessa, oggi, a mettere il dito nella piaga: l’attuale assetto di governance è problematico perché consente ingerenze continue nelle decisioni artistiche. Parole che, con il senno di poi, suonano quasi profetiche.

Chi comanda all’Inda

La governance dell’Inda è articolata attorno a pochi snodi chiave: il Presidente, che per statuto coincide con il sindaco di Siracusa; il Consiglio di amministrazione, che orienta le scelte dell’ente; il Consigliere delegato, figura molto forte sul piano gestionale; il Sovrintendente, responsabile della direzione artistica e operativa; e il Collegio dei revisori, incaricato del controllo contabile. Il punto critico, emerso con forza negli ultimi anni, è che questa architettura tende a sovrapporre competenze e responsabilità, soprattutto tra consigliere delegato e sovrintendente.

Lo statuto mancato

Ed è qui che entra un pezzo di cronaca poco raccontato fuori Siracusa: nel 2023 era circolata l’ipotesi di modificare lo statuto della Fondazione per correggere le criticità della governance e ridefinire con più precisione i rapporti tra sovrintendente e consigliere delegato. Il testo approvato dal CdA il 16 febbraio 2023 però non superò il vaglio del Ministero della Cultura, che il 27 aprile sollevò rilievi e chiesto una nuova formulazione.

La riforma venne quindi ripresa nel 2024, ma anche il testo rivisto non ha risolto il nodo centrale: secondo il Ministero, la sovrapposizione tra le funzioni del consigliere delegato e del sovrintendente restava sostanzialmente intatta. Di fatto, il tentativo di riforma è rimasto incompiuto e la questione della governance dell’INDA è rimasta aperta.

Del resto, se si va a leggere l’articolo 10 dello Statuto della Fondazione il consigliere delegato “formula e propone al CdA le linee guida generali e gli indirizzi culturali della Fondazione, sui quali poi il Sovrintendente elaborerà la programmazione tecnica”.

Nel 2022, un Comitato, composto da Salvo Baio, Marina De Michele e Mario Blancato, segnalò questa contraddizione, cioè che la “linea è dettata dal consigliere delegato senza neanche la previa intesa con il sovrintendente, le scelte artistiche e culturali dell’Inda, pur non avendo, alcuna specifica competenza nel campo artistico e culturale” spiegava il Comitato.

La prova

Se si cerca la controprova che il problema non è mai il singolo nome ma la stanza dei bottoni accanto al suo ufficio, eccola: la reggenza dell’Inda torna, ancora una volta, a Marina Valensise, la stessa consigliera delegata già chiamata a coprire l’interim dopo l’uscita di Told. Una coincidenza che vale più di mille analisi. Perché se il problema fosse soltanto la persona seduta sulla poltrona del sovrintendente, basterebbe cambiarla. Invece a cambiare, finora, sono sempre gli stessi nomi che se ne vanno, non l’architettura che li fa sbattere contro il muro. E finché quello statuto resterà quello di sempre, il prossimo sovrintendente rischia di leggere gli articoli su come un manuale di istruzioni per le proprie dimissioni.