Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Palermo ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due ragazzi di Marsala, di cui uno già detenuto per altra causa. Il provvedimento è stato richiesto dalla Procura per i minorenni ed eseguito dai Carabinieri del Comando provinciale di Trapani.

I provvedimenti riguardano due persone di Marsala, una già detenuta. La Procura minorile contesta la partecipazione al gruppo armato dello spaccio, oltre 1,3 chili di cocaina, 130 grammi di crack e la disponibilità di almeno tre armi.

Non semplici corrieri utilizzati per qualche consegna, ma persone funzionalmente inserite nella struttura criminale: presenti nella piazza di spaccio, in contatto con chi rifornisce la droga, incaricate di vendere e consegnare quotidianamente gli incassi. E con la disponibilità di armi.

È il quadro tracciato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo nei confronti di due persone di Marsala che, all’epoca dei fatti contestati, erano minorenni.

Nelle prime ore di oggi, 19 agosto, i carabinieri del Comando provinciale di Trapani eseguono nei loro confronti un’ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari. Uno dei due destinatari si trova già detenuto per altra causa.

Per questo è più corretto parlare di due nuove misure cautelari e non di due nuovi ingressi in carcere.

Droga, armi e partecipazione al gruppo

I reati contestati, a vario titolo, sono la detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio, la partecipazione all’associazione armata attiva nel territorio di Petrosino e finalizzata al traffico di droga, nonché la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco.

L’accusa attribuisce ai due indagati la detenzione, anche in concorso con altre persone, di oltre 1,3 chilogrammi di cocaina, 130 grammi di crack e di ulteriori quantitativi non esattamente determinati.

Non si tratta di droga sequestrata oggi, ma della quantità complessivamente contestata sulla base degli episodi ricostruiti durante le indagini.

Nel provvedimento viene descritto anche il ruolo svolto nella piazza di spaccio. Secondo la Procura minorile, uno dei destinatari opera come pusher, mantiene i contatti con il promotore del gruppo, riceve la sostanza da rivendere e gli consegna i guadagni dell’attività illecita svolta quotidianamente.

Una struttura con ruoli, rifornimenti e passaggi di denaro. Un’organizzazione che tratta lo spaccio come un’attività ordinaria, con presenze quotidiane, incarichi e rendicontazione degli incassi.

Almeno tre armi

C’è poi il capitolo delle armi. Ai destinatari della misura viene contestata la detenzione illegale e il porto in luogo pubblico di almeno due armi comuni da sparo e di un fucile monocanna calibro 24 con la matricola abrasa.

Secondo l’accusa, le armi servono anche ad agevolare l’associazione mafiosa. L’ordinanza del filone principale distingue, infatti, la famiglia mafiosa che fa capo a Marco Buffa dal gruppo armato dedito allo spaccio, individuando in Antonino Maltese l’elemento di collegamento tra le due strutture.

Il gruppo della droga, secondo la ricostruzione giudiziaria, dispone delle armi anche per affrontare i contrasti con altre organizzazioni interessate alle piazze di spaccio di Petrosino.

È una distinzione importante: ai due indagati non viene genericamente attribuita l’appartenenza alla famiglia mafiosa, ma la partecipazione all’associazione armata del narcotraffico e, per le condotte relative alle armi, la finalità di agevolare Cosa nostra.