Diciotto chilometri previsti, otto e trecento metri realizzati. Il Comune di Palermo aveva chiesto due mesi in più per completare i restanti nove e settecento. Il Ministero ha detto no.

A rendere nota la decisione sono i consiglieri comunali del gruppo Oso-Controcorrente, Giulia Argiroffi e Ugo Forello.

Cosa prevedeva la richiesta

“Abbiamo appena preso visione della nota con cui il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ufficialmente rigettato la richiesta di proroga avanzata dal Comune di Palermo”, si legge nella dichiarazione dei due consiglieri.

Il contenuto dell’istanza riguardava i termini: “L’amministrazione richiedeva di far slittare dal 30 giugno al 31 agosto il termine per completare i 18 km di piste ciclabili previsti. Dei 18 km totali, infatti, ne sono stati realizzati appena 8,3, con la pretesa di realizzare i restanti 9,7 km nel giro di soli due mesi”.

Il giudizio sulla richiesta

Nella nota i consiglieri contestano la plausibilità stessa della proroga.

“A parte la palese presa in giro nel ritenere possibile completare in due mesi estivi –  segnati da un caldo atroce che ha di fatto impedito la normale esecuzione dei lavori –  più chilometri di quanti ne siano stati realizzati in anni, si trattava con ogni evidenza di un mero gioco di comunicazione”, affermano.

E proseguono: “Un tentativo di posticipare la presa di consapevolezza di un fallimento enorme, ormai sotto gli occhi di tutti e che la città considera a tutti gli effetti una barzelletta”.

Le conseguenze economiche indicate

Il passaggio successivo riguarda le ricadute sulle casse comunali.

“Con questa nota ministeriale abbiamo la conferma che gli uffici e, soprattutto, l’Assessore che intrattiene i rapporti politici stanno giocando con le esigenze della città e con i diritti dei cittadini. Ora la conseguenza diretta sarà l’obbligo di restituire i 7,5 milioni di euro destinati al secondo lotto”, dichiarano i due consiglieri.

Sul primo lotto la posizione dell’amministrazione viene messa in dubbio: “A voce, l’Assessore sostiene che il mancato rispetto dei termini non comporterà la restituzione di quanto non realizzato nel primo lotto (a cui mancava ancora 1,8 km), ma come la storia ci dimostra ogni giorno di più, le dichiarazioni dell’Assessore Maurizio Carta non sono attendibili”.

L’accusa sulla progettazione

Nella nota viene messa in discussione anche l’impostazione degli interventi.

“Siamo davanti a un disastro annunciato: piste ciclabili progettate senza alcun criterio e con così poca convinzione che, alle prime critiche di una città che vive i cambiamenti con paura, l’amministrazione ha saputo solo fare passi indietro. Ora la restituzione delle somme avrà conseguenze pesantissime sulle casse comunali”, scrivono.

Il doppio danno

I firmatari individuano due ordini di conseguenze.

“Chi pagherà per questi errori e per questi danni? Parliamo di un danno non solo economico, legato alle risorse da restituire, ma soprattutto infrastrutturale: Palermo continua a non avere una rete di mobilità sostenibile adeguata a causa della totale assenza di pianificazione, progettazione e capacità realizzativa”, affermano.

La richiesta di dimissioni

La conclusione contiene la richiesta politica più netta.

“Riteniamo che l’Assessore Carta abbia dimostrato abbondantemente la propria inadeguatezza al ruolo coperto. Per rispetto della città e dei palermitani, farebbe bene a fare un passo indietro e rassegnare le dimissioni”, dichiarano Argiroffi e Forello.

Immagine generata con l’AI.