Un decreto tecnico, firmato a Palermo l’1 luglio, è bastato a riaprire una ferita che a Rosolini non si era mai davvero rimarginata. Un atto del Dipartimento Regionale Tecnico approva l’accordo, sottoscritto il 29 giugno tra l’Ufficio Regionale di Committenza di Siracusa e la Prefettura, per la sistemazione di un’area destinata a un centro per richiedenti asilo sottoposti alle procedure accelerate di frontiera, capienza 50 posti.

Un documento amministrativo asciutto, infarcito di numerosi riferimenti normativi, che però certifica un cambio di paradigma per la città: da un modello di accoglienza diffusa, con 118 posti, a una struttura pensata per l’identificazione rapida dei migranti in arrivo, meno della metà della capienza precedente.

Il precedente

Il nuovo hub prende il posto del centro gestito da un imprenditore di Rosolini, Alessandro Frasca che ha chiuso i battenti nei mesi scorsi dopo che la Prefettura di Siracusa aveva contestato alla società gravi inadempienze La ditta si è trovata con crediti vantati per oltre 1,4 milioni di euro e ha reagito con una diffida formale, sostenendo di aver eseguito regolarmente le prestazioni e di non avere a carico alcun provvedimento che giustificasse il blocco dei fondi.

Lo scontro al Tar

La vicenda si è intrecciata con la procedura negoziata avviata dalla Prefettura per riassegnare il servizio: in quel contesto la società Frasca è stata esclusa dalla gara con un atto firmato dal viceprefetto vicario. Impugnata l’esclusione, il Tar di Catania,  come riportato da Il Corriere elorino, con una sentenza ha rilevato l’illegittimità formale del provvedimento: secondo il nuovo Codice degli Appalti, a firmare l’esclusione avrebbe dovuto essere il Responsabile Unico del Progetto, non il viceprefetto.

Il nuovo hub

Nelle more del giudizio la Prefettura ha revocato l’esclusione, il Tar ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, ma ha comunque condannato l’ente alle spese legali, duemila euro oltre oneri. È in questo clima già segnato da tensioni istituzionali che arriva, otto mesi dopo, la notizia del nuovo hub.

La reazione

A Rosolini la notizia si diffonde a fine agosto e la politica locale si mobilita in fretta. Otto consiglieri comunali di opposizione protocollano una richiesta di convocazione straordinaria e aperta del Consiglio comunale, sostenendo che la vicenda “richiede un’approfondita analisi da parte dell’amministrazione comunale” e ritenendo “fondamentale valutare attentamente le conseguenze logistiche, sociali e di sicurezza pubblica” legate all’insediamento della struttura. Tre gli obiettivi dichiarati: informare compiutamente il Consiglio e la cittadinanza, aprire un dibattito pubblico sulle ricadute del provvedimento e definire una posizione ufficiale dell’ente.

Il segretario del Pd Gerratana

Sulla stessa linea si posiziona il segretario provinciale del PD, Piergiorgio Gerratana, che allarga il perimetro della polemica chiamando in causa non solo il sindaco Giovanni Spadola ma anche la Regione e il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gennuso, definito “il principale sponsor” del primo cittadino. Per Gerratana la vicenda si consuma “nel silenzio, sperando che nessuno se ne accorgesse”, ed è l’approdo di “una scelta del governo nazionale e regionale di sconvolgere la politica di gestione del fenomeno migratorio, passando da una logica di accoglienza ad una strettamente securitaria”. Il segretario dem segnala inoltre che l’operazione non sarebbe accompagnata “da un potenziamento della presenza delle forze dell’ordine in città”, e conclude invocando un chiarimento pubblico: “Bene fanno le forze di opposizione a chiedere immediatamente un consiglio comunale aperto, perché la città deve essere tutta informata”.

La replica di Gennuso e l’affondo ai Dem

Gennuso non lascia cadere la chiamata in causa e risponde punto su punto, smontando anzitutto l’impianto accusatorio di Gerratana sul piano delle competenze: “La Regione non decide nell’apertura, né nella localizzazione, niente!”, scandisce, rivendicando che “la competenza è dello Stato e della prefettura di Siracusa” e liquidando l’affondo come un bersaglio sbagliato: “Hai semplicemente sbagliato destinatario”. Il deputato di Forza Italia si dice peraltro “contrario all’ipotesi dell’hub”, e riferisce di essersi attivato nelle settimane precedenti per capire “cosa stesse succedendo”, apprendendo dell’esistenza di “una procedura con dei fondi europei” legata a una normativa comunitaria che imporrebbe determinati adempimenti. Non manca la stoccata politica, con l’invito a Gerratana a confrontarsi prima “col Partito Democratico di Roma”.

Gennuso affronta infine anche una voce che circolerebbe in paese sulla presunta localizzazione della struttura a ridosso dell’abitazione del sindaco Spadola, ma per smontarla, non per confermarla: “Come si può pensare di aprire un hub a 50 m da casa del sindaco? Da pazzi”, osserva, per poi escludere esplicitamente l’ipotesi: “Non lo so, glielo chiederemo, ma io non penso proprio”. Un chiarimento che merita di essere riportato con la stessa cautela con cui lo stesso Gennuso lo tratta: come una diceria, non come un dato.

Gerratana: “Lui ha iniziato la campagna elettorale”

Gerratana non arretra e chiude lo scambio ribadendo la sostanza delle sue accuse. Alle parole di Gennuso risponde seccamente: “Respingo al mittente le invettive dell’on. Gennuso e lo invito a guardare dentro casa sua”. Secondo il segretario provinciale del PD, la vicenda avrebbe più di una lettura politica, legata al calendario elettorale: “Ha ragione l’on. Gennuso: è iniziata la campagna elettorale. L’ha iniziata lui, il suo governo regionale e il suo governo nazionale”, accusa Gerratana, parlando di “una campagna elettorale fatta sulla pelle dei migranti, con la promessa di posti di lavoro all’interno dell’hub, sacrificando la tranquillità di una città” che sindaco e deputato avrebbero “trasformato in un dormitorio senza speranza”. Sul piano del metodo, il segretario dem rilancia comunque la richiesta di un confronto pubblico: “Bene hanno fatto le forze di opposizione a richiedere un consiglio comunale aperto sull’argomento, e quella sarà l’occasione in cui verranno fuori responsabilità e registi di questa operazione”.