I carabinieri di Morciano di Romagna, in provincia di Rimini, hanno arrestato un uomo di 53 anni originario del Bangladesh con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. L’indagine è partita dopo il tentativo di suicidio della figlia quindicenne, ricoverata d’urgenza in ospedale lo scorso anno. Le verifiche hanno, poi, fatto emergere vessazioni che andavano avanti da tempo anche nei confronti degli altri figli e della moglie.
Negli ultimi mesi, secondo quanto ricostruito, l’uomo aveva avviato le pratiche per il trasferimento della ragazza in Bangladesh, dove l’attendeva un matrimonio combinato.
L’ordinanza del gip e il coordinamento della Procura
I militari hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal giudice per le indagini preliminari Andrea Falaschetti, su richiesta della Procura di Rimini. Le indagini preliminari sono state coordinate dal sostituto procuratore Davide Ercolani.
L’uomo, titolare di un negozio di kebab stagionale sulla riviera romagnola, era già stato indagato in passato per fatti analoghi.
Gli episodi contestati, dal Bangladesh alla riviera
Gli investigatori collocano l’inizio delle condotte contestate in Bangladesh, ai danni dei figli e fin dalla prima infanzia, con una prosecuzione nel Riminese dopo il trasferimento della famiglia in Italia.
Sulla base delle denunce dei familiari, l’uomo avrebbe bastonato con il manico della scopa, al petto, il figlio di quattro anni. Alla figlia, all’epoca tredicenne, avrebbe assestato un colpo all’addome procurandole lesioni interne. Le violenze fisiche avrebbero riguardato anche il figlio appena maggiorenne, affetto da una grave disabilità, quando prendeva le difese della madre e dei fratelli.
Nei confronti della ragazza gli inquirenti contestano maltrattamenti fisici e psicologici reiterati: schiaffi, pugni e la testa ripetutamente sbattuta contro il muro.
Il gesto della quindicenne
Sarebbe stato proprio il protrarsi di quelle condotte a portare la ragazza, lo scorso anno, a tentare di togliersi la vita. Il ricovero fu immediato.
Ai carabinieri la madre ha riferito che il gesto sarebbe stato preceduto da un episodio avvenuto durante una festa musulmana: il padre, secondo il racconto, l’aveva percossa sbattendole la testa contro il muro perché era stata al parco.
Le pratiche per il matrimonio combinato
Il capitolo più recente riguarda il progetto di trasferimento. Negli ultimi mesi l’uomo aveva avviato le procedure per portare la figlia in Bangladesh, con l’obiettivo di destinarla a un matrimonio combinato.
L’intervento delle forze dell’ordine, che hanno collocato l’intero nucleo familiare in una struttura protetta, ha interrotto quel percorso.
Il racconto agli assistenti sociali
Il passaggio che ha consentito di ricostruire la vicenda è avvenuto in un incontro con gli assistenti sociali. Davanti agli operatori, la moglie e i tre figli hanno raccontato quanto accaduto e hanno chiesto di non tornare più a casa.
È da quel racconto, insieme alle denunce dei familiari, che sono partiti gli accertamenti conclusi con la misura cautelare.
Cosa resta da definire
L’uomo si trova in carcere in esecuzione dell’ordinanza. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e nei suoi confronti vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
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