Trentacinque anni dopo l’uccisione di Libero Grassi, Confartigianato Sicilia ricorda l’imprenditore palermitano assassinato dalla mafia il 29 agosto 1991 per essersi opposto pubblicamente al racket del pizzo.
La figura di Grassi resta un simbolo della libertà d’impresa e della scelta di non piegarsi alle intimidazioni della criminalità organizzata. Il suo gesto, compiuto da imprenditore prima ancora che da simbolo della lotta alla mafia, rappresentò una rottura con la cultura del silenzio e della rassegnazione che per anni aveva accompagnato il fenomeno delle estorsioni.
«Libero Grassi – dice il presidente di Confartigianato Sicilia, Emanuele Alessandro Virzì – ha dimostrato che anche un singolo imprenditore può scegliere di non piegarsi alla mafia e difendere la propria dignità, il proprio lavoro e la propria libertà. A 35 anni dalla sua uccisione, il suo esempio resta straordinariamente attuale e ci ricorda che la lotta al racket non può essere delegata soltanto alle forze dell’ordine e alla magistratura».
«Un imprenditore che denuncia – aggiunge Virzì – non deve mai sentirsi solo. È responsabilità delle istituzioni e anche delle associazioni di categoria creare una rete capace di sostenere concretamente chi sceglie la strada della legalità. La mafia continua a rappresentare una minaccia per il tessuto economico siciliano, perché colpire un’impresa significa colpire il lavoro, la libertà economica e lo sviluppo di un territorio».
Per Confartigianato Sicilia, ricordare Libero Grassi significa quindi rinnovare l’impegno contro ogni forma di racket, usura, intimidazione e condizionamento mafioso e ribadire la necessità di rafforzare la cultura della denuncia e della legalità.
«La memoria di Libero Grassi – conclude Virzì – deve trasformarsi in responsabilità e azione quotidiana. La Sicilia ha bisogno di imprese libere di crescere e di competere senza dover pagare alcun prezzo alla criminalità. Il suo sacrificio non deve essere soltanto ricordato: deve continuare a indicarci la strada».
Libero Grassi venne ucciso a Palermo il 29 agosto 1991, mentre si recava al lavoro. Aveva scelto di rendere pubblica la propria opposizione alle richieste estorsive della mafia, diventando uno dei simboli più importanti della lotta al pizzo e per la libertà d’impresa.
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