Scontro senza fine nella Democrazia Cristiana con Palermo che va in una direzione e Roma che continua a cercare di accentrare alle scelte della capitale ogni decisione anche a livello locale. mentre continua la pioggia di sì alla ricandidatura del governatore renato Schifani nel 2027 dopo che il Presidente del senato Ignazio La Russa lo ha rilanciato da Etna Forum, anche l’intervento del capogruppo all’Ars Carmelo Pace, finisce nel mirino del commissario regionale del partiti Giuffrida che batte così un colpo consegnando alle cronache la sua esistenza.
Il giudizio di Pace sul governo Schifani, la frenata di Giuffrida
“Il Presidente Schifani è il candidato naturale del centrodestra” dice il capogruppo della Democrazia Cristiana all’ARS, on. Carmelo Pace.
“In questi anni ha governato bene e con autorevolezza una regione, la Sicilia, che gli indicatori economici danno in crescita. Come maggioranza – osserva Pace – abbiamo approvato importanti riforme, durante questa legislatura, per lo sviluppo e la competitività dell’isola”.
Il commissario regionale Salvatore Giuffrida frena
Ma il Commissario regionale, pur condividendo il giudizio positivo frena sulla scelta. Non nel merito ma fondamentalmente rivendicando la potestà romana “Condivido le considerazioni espresse dall’on. Carmelo Pace in merito al lavoro svolto in questi anni dal Governo regionale e dalla maggioranza di centrodestra – dichiara Salvatore Giuffrida –. La Democrazia Cristiana ha contribuito con responsabilità all’azione della maggioranza e all’approvazione di importanti provvedimenti e riforme finalizzati alla crescita, allo sviluppo e alla competitività della nostra Sicilia”.
“Il giudizio positivo sul percorso amministrativo e politico compiuto – prosegue Giuffrida – non può tuttavia essere confuso con l’assunzione anticipata di decisioni che, per la loro rilevanza, competono agli organismi politici del Partito”.
La decisione deve essere assunta a Roma
“Ritengo pertanto importante precisare che ogni decisione della Democrazia Cristiana riguardante l’appoggio a qualsiasi candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana in vista delle elezioni regionali del 2027 sarà discussa e assunta nelle sedi politiche e statutarie opportune e, in ogni caso, di concerto con la Segreteria Nazionale del Partito”.
“La Democrazia Cristiana – sottolinea il Commissario Regionale – intende arrivare all’appuntamento elettorale del 2027 attraverso un percorso serio, unitario e condiviso, nel quale dovranno essere valutati i risultati raggiunti, il programma per i prossimi cinque anni e le condizioni politiche necessarie per garantire alla Sicilia stabilità, sviluppo e buona amministrazione”.
“Il confronto all’interno del centrodestra è certamente importante e dovrà svolgersi con spirito costruttivo e nel rispetto reciproco delle forze politiche che compongono la coalizione. La DC intende parteciparvi con la propria identità, con le proprie proposte e con il peso della propria rappresentanza politica e territoriale”.
“Quando sarà il momento – conclude Salvatore Giuffrida – la Democrazia Cristiana farà le proprie valutazioni e assumerà le proprie determinazioni in maniera collegiale, nel rispetto degli organismi del Partito e in piena sintonia con la Segreteria Nazionale della Democrazia Cristiana. L’obiettivo che deve unirci è continuare a lavorare nell’interesse dei siciliani, anteponendo il bene della Sicilia a qualsiasi personalismo o decisione prematura”.
La levata di scudi dalla Sicilia, “Giuffrida nominato di nascosto e in spregio a ogni regola”
Ma dalla Sicilia arriva una immediata levata di scudi a difesa della specificità regionale del partito e delle scelte che si intendono assumere a Palermo “I Segretari Provinciali della DC Siciliana e la quasi totalità dei componenti del Comitato Regionale si ritrovano sulla linea politica espressa dal Gruppo Parlamentare della Democrazia Cristiana e dal suo Capogruppo” si legge in una nota congiunta dei dirigenti e della base del partito.
“La polemica del Commissario Regionale Giuffrida è sterile e inopportuna. Sarebbe stato un bell’ornamento il suo silenzio considerato che la nomina a Commissario è avvenuta all’insaputa del partito Siciliano ed in spregio di qualunque regola statutaria di partito” attaccano i segretari provinciali della DC Siciliana e la quasi totalità dei componenti del Comitato Regionale DC siciliano






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