Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, nel XXXV anniversario dell’assassinio di Libero Grassi, avvenuto a Palermo il 29 agosto 1991, richiama l’attenzione sul significato civile, giuridico ed economico della sua vicenda, che continua a rappresentare un riferimento essenziale per comprendere gli effetti della criminalità organizzata sull’esercizio dei diritti, sulla libertà d’impresa e sul regolare funzionamento del mercato.
Il rifiuto di sottostare al racket assunse una rilevanza che andò ben oltre la dimensione individuale. L’estorsione mafiosa, infatti, non costituisce soltanto un’aggressione al patrimonio dell’imprenditore, ma introduce nell’attività economica un vincolo fondato sull’intimidazione, condiziona le scelte aziendali e sottrae risorse alla produzione, agli investimenti e al lavoro. Quando tale pressione diviene sistematica, viene compromessa anche la concorrenza, poiché le normali dinamiche del mercato risultano alterate dall’intervento di un potere criminale capace di imporre costi, obblighi e relazioni estranei all’ordinamento.
La vicenda di Libero Grassi assume, sotto questo profilo, una precisa rilevanza costituzionale. La libertà dell’iniziativa economica privata riconosciuta dall’articolo 41 della Costituzione presuppone che l’attività d’impresa possa svolgersi senza condizionamenti incompatibili con la sicurezza, la libertà e la dignità umana. La penetrazione mafiosa nell’economia incide direttamente su tali condizioni, perché alla regolazione giuridica dei rapporti economici sostituisce forme di assoggettamento fondate sulla forza intimidatrice e sul controllo del territorio.
Contrastare il racket significa pertanto tutelare contemporaneamente la persona, l’impresa e il mercato. Significa difendere la possibilità dell’operatore economico di assumere decisioni autonome, salvaguardare la corretta destinazione delle risorse aziendali e impedire che capitali provenienti da attività criminali o sistemi di imposizione illegale compromettano la competitività delle imprese sane e le prospettive di sviluppo dei territori.
In tale quadro, la denuncia non può essere considerata esclusivamente una prova di responsabilità individuale. La tutela della legalità appartiene innanzitutto allo Stato e richiede un sistema istituzionale capace di accompagnare concretamente chi si sottrae al condizionamento criminale. Protezione personale, efficacia dell’azione giudiziaria, strumenti di sostegno alle vittime e salvaguardia della continuità economica concorrono a rendere effettiva la libertà di opporsi all’estorsione. Anche lo sviluppo della legislazione antiracket e delle misure di solidarietà in favore delle vittime ha progressivamente consolidato questa impostazione.
A trentacinque anni dall’assassinio di Libero Grassi, permane quindi la necessità di considerare la legalità economica come una componente essenziale della qualità democratica di un territorio. La presenza della criminalità nell’economia non impoverisce soltanto le singole imprese colpite, ma riduce la fiducia nelle istituzioni, ostacola gli investimenti, altera la concorrenza e limita le opportunità di crescita sociale e occupazionale.
Su questi aspetti la scuola è chiamata a esercitare una specifica responsabilità educativa. La formazione ai Diritti Umani e alla cittadinanza deve consentire agli studenti di comprendere che la criminalità organizzata non riguarda esclusivamente la sicurezza e l’ordine pubblico, ma incide sulla concreta possibilità di esercitare libertà costituzionalmente garantite e sulla capacità di un sistema economico di svilupparsi secondo regole trasparenti e condizioni di effettiva concorrenza.
La memoria di Libero Grassi può quindi diventare occasione per leggere il fenomeno mafioso attraverso le sue conseguenze sulla vita economica e sui diritti della persona, superando una rappresentazione esclusivamente commemorativa. Comprendere il rapporto tra legalità, libertà d’impresa, dignità e sviluppo significa fornire alle nuove generazioni gli strumenti necessari per riconoscere quanto il rispetto delle regole democratiche sia determinante anche per la crescita economica e per la coesione sociale.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene pertanto che il XXXV anniversario debba rinnovare una responsabilità istituzionale precisa: garantire che l’esercizio della libertà economica non sia subordinato alla forza di poteri criminali e che chi sceglie di sottrarsi all’intimidazione trovi nello Stato, nella società civile e nel sistema economico una rete concreta di tutela.
La memoria di Libero Grassi appartiene così non soltanto alla storia dell’antimafia, ma alla più ampia storia della difesa dei diritti e delle libertà democratiche, perché un’economia realmente libera presuppone istituzioni autorevoli, regole effettive e cittadini posti nella condizione di esercitare i propri diritti senza coercizioni e senza paura.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU

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