Centodue euro per una bestemmia. Li ha dovuti mettere in conto un ventiduenne fermato dalla polizia locale al Lido di Venezia nel pomeriggio di martedì 8 settembre. Aveva appena frenato di colpo con lo scooter per non travolgere un pedone. Il verbale è stato compilato alle 15.40 dagli agenti della sezione Lido e Pellestrina, dieci minuti dopo il quasi incidente. Contesta l’articolo 724 del codice penale. E usa una formula che l’ordinamento italiano ha smontato due volte, nel 1984 e nel 1995.

Cosa è successo al ponte delle Quattro Fontane

Il giovane percorreva in motorino una strada del Lido, vicino al ponte delle Quattro Fontane. Un pedone ha attraversato la carreggiata senza accorgersi del mezzo in arrivo. Secondo la ricostruzione della Tribuna di Treviso, ripresa poi dalle altre testate, si trattava di uno spettatore della Mostra del Cinema. Lo si riconosceva dal pass al collo. La frenata ha evitato l’impatto per pochi centimetri.

Subito dopo il ventiduenne ha alzato la voce. È partita una sequenza di imprecazioni, finita con almeno una bestemmia. A pochi metri c’erano gli agenti della polizia locale, impegnati nei controlli predisposti per la 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, in corso al Lido dal 2 al 12 settembre. Hanno sentito tutto.

È partito il controllo dei documenti, che sono risultati in regola. Nessuna contestazione per la velocità, nessun rilievo sul mezzo. Al ragazzo è stato contestato soltanto quello che aveva detto. Ai vigili ha spiegato di essersi spaventato e di essersi lasciato andare.

Perché la multa è di 102 euro e non di 51

L’articolo 724 del codice penale punisce chi bestemmia in pubblico. La sanzione amministrativa va da 51 a 309 euro. Bestemmiare non è più un reato dal 1999: il decreto legislativo 507 ha depenalizzato la condotta, lasciandola però dentro il codice.

La cifra scritta sul verbale corrisponde al doppio del minimo. Il meccanismo è quello dell’articolo 16 della legge 689 del 1981. Permette di chiudere la pratica pagando la terza parte del massimo oppure, se conviene di più, il doppio del minimo. Qui i conti sono rapidi. Un terzo di 309 fa 103 euro, il doppio di 51 ne fa 102. Passa il secondo importo.

Chi riceve un verbale del genere ha sessanta giorni di tempo. Può pagare in misura ridotta: in quel caso il procedimento si estingue e la discussione sui fatti si chiude lì. Oppure può presentare gli scritti difensivi all’autorità competente e provare a farlo annullare.

La formula che la Consulta ha cancellato nel 1995

Il passaggio più discusso non è la cifra, ma la motivazione. Il ventiduenne ha mostrato il verbale alla pagina Facebook Venezia Non è Disneyland, e da lì il caso è rimbalzato ovunque. Gli agenti hanno scritto: “La persona in presenza di più persone bestemmiava con parole oltraggiose le divinità venerate dalla religione di Stato”.

Quel riferimento non regge. Il testo originario dell’articolo 724 puniva le offese contro la Divinità “o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato”. Il 18 ottobre 1995 la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima proprio quella parte, con la sentenza numero 440. La norma tutelava il sentimento religioso in modo diverso a seconda della fede professata. Per i giudici questo violava il principio di uguaglianza. Da allora la sanzione copre le offese alla divinità di qualsiasi religione, senza corsie preferenziali.

C’è un secondo passaggio, ancora più vecchio. Il principio della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano è stato dichiarato non più in vigore dal protocollo addizionale all’accordo di Villa Madama. L’accordo è stato firmato il 18 febbraio 1984 e reso esecutivo dalla legge 121 del 1985. La religione di Stato citata nel verbale del Lido, insomma, non esiste da quarantadue anni.

Resta un punto. Il comportamento sanzionato, la bestemmia pubblica, è ancora punito. La formula usata dagli agenti è sbagliata, la contestazione in sé no.

Cosa dice il comando della polizia locale

Il comandante della polizia locale di Venezia, Marco Agostini, ha spiegato di attendere la relazione dell’agente che ha redatto il verbale. Ha però ridimensionato la portata del caso. Sanzioni di questo tipo, ha detto, “ne facciamo più di una”: la norma esiste e il comando la applica. Nella sua ricostruzione non c’è nulla di anomalo, viste le situazioni che gli agenti incontrano per strada ogni giorno.

Il comando non ha reso noti i criteri seguiti dall’agente in quel momento. Tra le ipotesi circolate ci sono il tono alto della voce e la presenza di più persone, elemento che il verbale cita espressamente. Nessuna delle due è stata confermata.

Il caso arriva mentre la politica chiede più multe per bestemmia

L’episodio veneziano è diventato virale in un momento particolare. L’articolo 724 era già tornato in circolo per via del programma di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci. Il documento dedica un capitolo ai valori non negoziabili. A pagina 83 chiede che la norma sulla bestemmia “dovrà essere puntualmente applicata”, con verifica delle forze dell’ordine e segnalazione all’autorità giudiziaria. Il testo collega la mancata applicazione anche ai mancati introiti per le casse dello Stato, che secondo il partito potrebbero finanziare interventi sociali.

Il verbale del Lido è il caso pratico di quella proposta. Codice penale applicato alla lettera, in una via affollata, a un ragazzo che aveva appena evitato di investire qualcuno.

La Mostra del Cinema chiude il 12 settembre e il Lido tornerà ai suoi ritmi. Il ventiduenne ha tempo fino ai primi giorni di novembre per decidere se pagare i 102 euro o contestarli.

Foto: Comune di Venezia.