Per molti lavoratori del Palermitano il caro carburante non è soltanto una voce di spesa, ma una decurtazione diretta dello stipendio. A denunciarlo è la Filt Cgil Palermo, secondo cui per chi deve raggiungere ogni giorno il posto di lavoro l’auto privata non è una scelta, ma una necessità, visti i limiti del trasporto pubblico. L’allarme arriva al termine di una serie di assemblee nel settore dei trasporti e in vista della manifestazione della Cgil Palermo contro il carovita, in programma il 14 ottobre.
L’auto come necessità, non come scelta
“Il caro carburante colpisce salari, imprese e servizi lungo tutta la filiera dei trasporti. A Palermo e in provincia il problema diventa ancora più pesante perché, per molti lavoratori, utilizzare il mezzo privato per raggiungere il posto di lavoro non è una scelta, ma una necessità”, dichiarano il segretario generale della Filt Cgil Palermo Fabio Lo Monaco e i segretari Domenico Seminara e Olga Giunta.
Il riferimento è a chi lavora nei poli logistici e produttivi del territorio: “È il caso di chi deve raggiungere ogni giorno i poli logistici e produttivi di Carini e Termini Imerese e di chi lavora su turni, quando le possibilità offerte dal trasporto pubblico sono ancora più limitate”.
Il nodo dell’aeroporto e dei collegamenti mancati
Il caso più emblematico, per il sindacato, è quello dell’area aeroportuale. “Più volte abbiamo scritto chiedendo collegamenti adeguati con Cinisi e Terrasini, che consentissero ai lavoratori di utilizzare concretamente il trasporto pubblico per raggiungere il posto di lavoro. Queste richieste sono rimaste inascoltate”, sottolineano i tre segretari.
Il risultato, spiegano, è che “molti sono costretti a utilizzare il mezzo privato, e ogni aumento del carburante diventa un costo aggiuntivo per andare a lavorare e un’ulteriore erosione del salario”.
Rider, tassisti e autotrasporto
L’effetto è ancora più immediato per chi lavora con il proprio mezzo. “Quando il rimborso chilometrico non è sufficiente ad assorbire gli aumenti al distributore, la maggiore spesa per il carburante si trasforma direttamente in una riduzione del reddito”, calcola la Filt, riferendosi a rider e addetti alle consegne, ma anche ai tassisti, per i quali il carburante è una componente essenziale dei costi.
Un capitolo a parte riguarda l’autotrasporto e il diesel. “Per i mezzi pesanti il diesel rappresenta una voce fondamentale dei costi di esercizio”, prosegue il sindacato. “Un aumento significativo del suo prezzo non si ferma quindi al singolo autotrasportatore: aumenta il costo della movimentazione delle merci e si propaga lungo l’intera filiera, con possibili conseguenze anche sui prezzi finali pagati dai cittadini”.
Dai servizi pubblici al trasporto marittimo
La preoccupazione del sindacato si estende alle aziende del trasporto pubblico locale e a quelle che operano in ambito portuale, che subiscono anch’esse l’aumento dei costi. Il timore, dice la Filt, “è che questi maggiori oneri finiscano per essere recuperati attraverso tagli e riorganizzazioni che si ripercuotono sul lavoro, sull’occupazione e sulla qualità dei servizi”.
Infine, il trasporto marittimo, particolarmente sensibile in una regione insulare. “In una regione insulare come la Sicilia, l’aumento del carburante può incidere anche sulla mobilità delle persone e sui collegamenti con le isole minori”, concludono Lo Monaco, Seminara e Giunta. “Il caro carburante, dunque, non riguarda soltanto il prezzo al distributore, riguarda il salario dei lavoratori”.
Immagine generata con IA






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