L’Estonia sta riorganizzando le proprie forze armate e spostando unità d’élite più vicino al confine con la Russia, nell’ambito di una nuova strategia definita “difesa attiva” o “avanzata“. Lo riferisce il Financial Times, citando rappresentanti delle forze armate, dell’intelligence e del ministero della Difesa di Tallinn. L’obiettivo è difendere il territorio fin dal confine, senza cedere terreno, in vista di un rischio che gli estoni collegano non a una guerra su vasta scala, ma a una possibile provocazione dopo un eventuale cessate il fuoco in Ucraina.
La nuova strategia della “difesa avanzata”
Il principio della nuova pianificazione, inserita a maggio nel Concetto di sicurezza nazionale estone, è non concedere nemmeno un metro di territorio in caso di attacco. “Dobbiamo partire dal confine e ottenere la vittoria fin dalle prime battaglie”, ha dichiarato al quotidiano britannico il colonnello Tarmo Kundla, comandante della Prima brigata estone.
Proprio quell’unità, considerata il cuore delle forze del Paese, dovrebbe essere trasferita in modo permanente da Tapa a Johvi, circa 50 chilometri dal confine russo. A Narva, città di confine a maggioranza russofona e a circa 260 chilometri da San Pietroburgo, è inoltre in costruzione una base destinata a ospitare stabilmente 200 militari, con la possibilità di arrivare fino a mille in caso di emergenza.
Perché l’Estonia teme il “dopo-Ucraina”
Il timore di Tallinn ha una sua logica precisa, che le fonti spiegano senza ambiguità. I vertici militari e dell’intelligence estoni non ritengono che Mosca intenda avviare un conflitto su vasta scala con la Nato nei prossimi due anni. Quello che temono è una provocazione limitata, una possibile incursione, come estensione della guerra ibrida già condotta con droni e incidenti.
Il momento considerato più delicato sarebbe proprio la fine della guerra in Ucraina. “Abbiamo temuto la guerra in Ucraina, ora temiamo che finisca”, ha riassunto una fonte militare estone, nel timore che decine di migliaia di soldati russi possano essere spostati rapidamente dopo un cessate il fuoco. Secondo una fonte dell’intelligence di Tallinn, “la deterrenza non sta funzionando. Il periodo critico per affrontare questo problema, per tutti noi nei Baltici, è da uno a quattro anni”.
Il riarmo e la spesa militare
La riorganizzazione è accompagnata da un aumento della spesa e degli armamenti. Sempre secondo il Financial Times, nell’ultimo anno l’Estonia ha firmato contratti per nove sistemi lanciarazzi statunitensi Himars, con missili dalla gittata fino a 300 chilometri, e nove sistemi sudcoreani Chunmoo con capacità analoghe, cioè armi in grado di colpire in profondità anche in territorio russo.
La spesa per la difesa estone sarebbe cresciuta quest’anno del 42 per cento, raggiungendo 2,4 miliardi di euro, pari al 5,4 per cento del Pil. “Stiamo cambiando tutto. La pianificazione militare era rimasta la stessa negli ultimi dieci anni”, ha spiegato un pianificatore del ministero della Difesa. Sul fronte alleato, Londra ha anticipato ad aprile l’aumento delle proprie forze schierate in Estonia, da 800 a 1.200 unità.
La reazione di Mosca
Dal canto suo, la Russia ha ripetutamente negato di voler attaccare Paesi membri della Nato. Sulle notizie relative al dispiegamento estone è intervenuto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.
“Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti dispongano delle capacità di intelligence necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione intorno ai nostri confini”, ha dichiarato Peskov, rispondendo a una domanda sulle informazioni diffuse dai media.






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