La prevenzione della violenza di genere non passa soltanto attraverso le aule dei tribunali, ma richiede un radicale cambiamento culturale che deve partire dalle scuole e dai più giovani. È questo il messaggio al centro dell’intervento dell’artista e attivista Rosalba Castelli, ospite della trasmissione televisiva Talk Sicilia per raccontare la sua missione itinerante attraverso le diverse regioni italiane e, in questa fase, lungo i territori siciliani.

La nascita di Orme d’Ombra e il ricordo delle vittime

Il progetto “Orme d’Ombra” ha preso vita in Sardegna in seguito a una promessa fatta a un cane randagio, trasformandosi progressivamente in un cammino di sensibilizzazione civile. All’interno dello zaino dell’attivista viaggiano centinaia di ricami realizzati dalle donne detenute nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino, nell’ambito del laboratorio “Ricamare il ricordo”.

I manufatti riportano i nomi e i cognomi delle donne uccise a partire dal 29 novembre 2023, data della morte di Giulia Cecchettin. L’obiettivo dell’iniziativa è sottrarre all’oblio le vittime di femminicidio, affidando i nastri ricamati ai diversi territori attraversati per compiere azioni concrete di memoria collettiva.

“Mi occupo di lavorare nell’ambito della prevenzione della violenza di genere attraverso lo strumento dell’arte, un’arte che ad un certo punto ho chiamato arte della sensibilizzazione – dice Rosalba Castelli –  L’arte è uno strumento che posso utilizzare in diversificate forme, dalla pittura alla performance, al teatro, alla musica, alla danza e alla scultura, perché ho realizzato tre opere permanenti contro la violenza a Torino e in provincia di Torino. Sono la direttrice artistica di una mostra e di una collettiva artistica che prende il nome di Rosso Indelebile – l’arte per la prevenzione della violenza di genere, che è questo progetto artistico che con l’associazione Artemixia, l’associazione che presiedo, portiamo avanti ormai da 9 anni a questa parte. E Rosso Indelebile mi ha dato proprio le basi per riuscire a poter maneggiare un tema che è ampissimo, che è ricco di tante sfaccettature e che attraverso l’arte riusciamo ad indagare abbastanza bene, abbastanza a fondo attraverso le varie modalità che ci permettono di approfondirlo”.

 

Il ruolo della scuola e la richiesta di programmi formativi

Nel corso del suo viaggio in Sicilia, iniziato il 21 settembre da Sambuca di Sicilia, l’artista ha già incontrato circa mille studenti e studentesse in una ventina di istituti scolastici. Dalle testimonianze raccolte tra i banchi emergono segnali spesso sottovalutati, come il controllo ossessivo delle relazioni, la richiesta delle password o l’imposizione di limitazioni alla libertà personale.

Secondo quanto emerso durante il confronto in studio, il sistema formativo italiano sconta un ritardo di decenni rispetto ai paesi del nord Europa sui temi dell’affettività e della sessualità. Gli istituti scolastici e i docenti chiedono supporto e spazi strutturati, evidenziando che la risposta giudiziaria e l’uso intensivo del Codice Rosso non possono essere gli unici strumenti di contrasto a un fenomeno che affonda le proprie radici nella cultura patriarcale.

“Ho incontrato le insegnanti e gli insegnanti dal 21 di settembre e hanno firmato questo nastro che mi è stato consegnato a Sambuca da altri insegnanti. Credo molto nell’alleanza con la scuola. E’ un sentire diffuso che è una richiesta, e cercare di fare con quel poco che si ha, con la testimonianza che ad esempio io porto. Perché io sono una portatrice di nomi, fondamentalmente porto nomi, porto storie; certo che porto anche formazione. Quello che manca sono programmi formativi a tutto tondo, che partano già dalle primarie, che vadano nelle secondarie di primo grado, continuino nelle secondarie di secondo grado, diffusi in tutte le classi, in tutte le scuole”.

La Sicilia come terra di cambiamento

La scelta di attraversare la Sicilia non è casuale, ma racchiude un profondo valore simbolico legato alla storia dei diritti civili nel paese. La regione viene indicata come il luogo da cui prese avvio una svolta epocale nel 1965, quando Franca Viola, all’età di diciassette anni, rifiutò il matrimonio riparatore, contribuendo a scardinare una norma sociale all’epoca profondamente radicata.

“In quel passato in bianco e nero, nel 1965 qui in Sicilia avvenne un cambiamento epocale. E sapete come avvenne. Avvenne grazie ad una ragazza che all’età di 17 anni seppe dire no dicendo sì a se stessa, sapendo perfettamente che l’Italia intera le diceva di accettare il matrimonio riparatore per salvaguardare l’onore. Lei seppe riconoscere dove stava il suo bene e se ne uscì con un’affermazione rivoluzionaria che cambiò l’Italia intera, perché il suo no, che fu un sì a se stessa, destrutturò qualcosa che era assolutamente normalizzato e voluto persino dalle famiglie delle donne stuprate. È stata sostenuta dal padre e dalla madre, stati grandiosi in quell’occasione. È stata grandiosa Franca Viola e sono stati grandiosi questi genitori. Quindi attraversare la Sicilia è per me mandare un messaggio forte a tutta Italia, attraverso la terra che ha fatto tremare l’Italia grazie ad un cambiamento epocale. . Quando spiego ai ragazzi cos’è il matrimonio riparatore, che loro manco sanno cosa sia lineamenti del loro viso si trasformano in un’espressione di disgusto. E quell’espressione di disgusto rappresenta il cambiamento, perché quello che allora era normale oggi non sembra affatto normale.

Il percorso della viandante proseguirà nei prossimi mesi lungo la Via Francigena Normanna e le aree interne, toccando decine di comuni tra cui Bagheria, Caltanissetta, Naro, Niscemi, Messina, Catania e la Valle dell’Etna, con l’obiettivo di concludere il cammino nel mese di dicembre e continuare a portare la cultura del rispetto e della prevenzione nelle scuole e tra le comunità locali.

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