Secondo i carabinieri di Reggio Emilia l’arma del delitto è stata un bombolone alla crema. Un 76enne è finito agli arresti domiciliari con l’accusa di aver ucciso, con premeditazione, il cugino disabile di 74 anni di cui era tutore legale, per l’eredità. L’uomo, si legge nella ricostruzione degli inquirenti riportata da Tgcom24, sapeva che il parente soffriva di una grave disfagia e poteva alimentarsi solo con cibi liquidi. Il 74enne è morto soffocato il 27 giugno nella struttura sociosanitaria residenziale che lo ospitava.
L’ordinanza, chiesta dalla Procura e disposta dal gip Andrea Rat, è stata eseguita nella tarda serata di ieri.
La malattia e la dieta prescritta come salvavita
La vittima, non autosufficiente e interdetta, soffriva di una disfagia progressiva, cioè la difficoltà o l’incapacità di deglutire cibi solidi, liquidi o la propria saliva. Dopo ripetuti e gravi episodi di soffocamento nei mesi precedenti, il piano assistenziale prevedeva una dieta frullata, fluida o semisolida, che il personale medico aveva definito un presidio salvavita. Il cugino era il suo tutore legale dal 2009 ed era, secondo gli inquirenti, pienamente a conoscenza delle sue patologie.
Cosa sarebbe successo la mattina del 27 giugno
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, quella mattina il 76enne si sarebbe presentato nella struttura portando di nascosto dei dolci, in particolare bomboloni. Dopo averli lasciati al cugino, si sarebbe spostato verso la guardiola per mostrare alle operatrici sociosanitarie la confezione di un rasoio elettrico destinato al parente. In questo modo, per gli investigatori, avrebbe distolto l’attenzione del personale proprio mentre il 74enne aveva a disposizione il cibo vietato. Non sarebbe stata la prima volta che l’indagato provava a far arrivare paste e dolciumi al cugino, eludendo i controlli interni della struttura.
Dopo aver mangiato il bombolone, l’uomo ha cominciato ad avere gravi difficoltà respiratorie. Il cugino, però, non avrebbe dato subito l’allarme:
- prima avrebbe comprato una bevanda gassata al distributore, cercando invano di fargliela bere per far scendere il boccone;
- solo dopo avrebbe chiamato le infermiere, con calma, dicendo soltanto che secondo lui il parente non stava bene;
- non avrebbe detto che poco prima aveva mangiato dei dolci solidi.
Lo ha ammesso solo quando un’infermiera ha notato residui e briciole sui vestiti. Le manovre di disostruzione fatte sul posto e l’intervento dell’automedica del 118 non sono servite: il 74enne è morto per arresto cardiocircolatorio, causato dalla totale occlusione delle vie aeree.
Il probabile movente: un patrimonio da oltre 300mila euro
Gli accertamenti hanno fatto emergere il probabile movente. La vittima aveva un patrimonio mobiliare di oltre 300mila euro e l’indagato era tra i coeredi legittimi. Le attività tecniche successive hanno inoltre documentato, secondo gli inquirenti, i tentativi del 76enne di controllare le dichiarazioni rese dai familiari agli investigatori e di concordare versioni di comodo.
Le accuse e la misura cautelare
L’indagine dei carabinieri della Sezione operativa è stata coordinata dalla Procura di Reggio Emilia, guidata da Calogero Gaetano Paci. Si è basata su rilievi, documentazione clinica, testimonianze e attività tecniche. Il gip ha disposto i domiciliari, con il divieto assoluto di comunicare con persone diverse dai conviventi e dai difensori.
Il 76enne è accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Gli vengono contestate:
- la premeditazione;
- l’abuso dei doveri e dei poteri legati al ruolo di tutore legale;
- l’aver commesso il fatto contro una persona con disabilità certificata, ricoverata in una struttura assistenziale;
- la minorata difesa, cioè l’aver approfittato di circostanze di tempo, luogo e persona che ostacolavano la difesa della vittima.
Il plauso del Sim Carabinieri
La segreteria provinciale del sindacato Sim Carabinieri di Reggio Emilia ha espresso «il più vivo compiacimento e profonda ammirazione» per l’inchiesta. «Desideriamo rivolgere un sentito plauso ai colleghi della Sezione Operativa», sottolinea la segreteria del sindacato militare, «che con encomiabile perizia investigativa e silenziosa abnegazione hanno operato giorno dopo giorno per ricostruire minuziosamente ogni tassello di una vicenda dolorosa».
Secondo il sindacato, il «loro lavoro instancabile ha sventato il rischio che una morte causata con cinica determinazione restasse impunita o venisse archiviata come una fatale disattenzione». Rilievi tecnici, perizie sanitarie, testimonianze incrociate e attività d’indagine avrebbero permesso di smascherare quello che a prima vista sembrava un incidente, raccogliendo «un granitico quadro indiziario sfociato nella contestazione della premeditazione, dell’abuso della funzione di tutela e dell’approfittamento della minorata difesa».
Il Sim ha ringraziato anche la Procura «per la costante sensibilità e sinergia», definendo il ringraziamento «doveroso». E ha concluso ribadendo che «la tutela delle fasce deboli e delle persone non autosufficienti rappresenta da sempre uno dei compiti più nobili e sentiti dei Carabinieri».



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