La A.S.D. Il Dojo si aggiudica la Coppa Italia 2026 nella classifica per società della specialità Duo System, disputata al PalaMaggiore di Leinì, con un totale di 1.410 punti, davanti alla Polisportiva Wushu Club, seconda con 1.390 punti, e alla A.S.D. Globaltitart, terza con 780 punti.
Il risultato è stato ufficializzato a seguito di una verifica e del successivo ricalcolo dei punteggi, resisi necessari per l’inserimento dei risultati della specialità Show System, inizialmente non conteggiati nella graduatoria complessiva.
Una rettifica che modifica la classifica finale e che viene accolta dal Dojo con la consapevolezza che, al di là del risultato sportivo, i valori di correttezza, trasparenza e rispetto debbano sempre guidare il mondo dello sport.
«Siamo felici di questo risultato, che premia il lavoro dei nostri atleti, dei tecnici e di tutta la società – dichiara Cosimo Costa, maestro del Dojo Catania –. Vincere una Coppa Italia è motivo di grande orgoglio, soprattutto quando il risultato arriva al termine di una competizione che mette in evidenza il livello tecnico e la preparazione delle società partecipanti. Allo stesso tempo, ritengo fondamentale sottolineare che il rispetto degli avversari viene prima di ogni vittoria».
Il Dojo ribadisce, dunque, che il risultato ottenuto rappresenta motivo di orgoglio, ma che la vera vittoria è anche saper riconoscere il valore degli avversari, condividendo i principi di lealtà, correttezza e rispetto che sono alla base delle arti marziali. «Desidero rivolgere i miei complimenti alla Polisportiva Wushu Club e al maestro Vittorio Carlucci, per il lavoro svolto e per il valore dimostrato sul tatami. Gli errori possono accadere, ma è importante che vengano riconosciuti e corretti, garantendo a tutti il giusto riconoscimento dei risultati. Il nostro successo non deve mai essere motivo di mancanza di rispetto nei confronti di chi ha gareggiato con noi: al contrario, deve rappresentare uno stimolo a crescere, migliorarsi e continuare a confrontarsi con lealtà. Questo è lo spirito con cui viviamo il jujitsu e con cui continueremo a portare avanti il nostro lavoro».
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