Nel Regno Unito i ricoveri per Covid sono saliti a 2,46 ogni 100mila abitanti nella settimana dal 5 all’11 ottobre 2026, contro i 2,13 della settimana precedente. Lo riporta l’agenzia sanitaria britannica UKHSA. Non è però un’ondata legata alla variante Stratus: per le autorità la circolazione resta bassa e non ci sono prove di forme più gravi.
Variante Stratus: cosa sta succedendo nel Regno Unito
L’attenzione è nata dai media britannici, che hanno collegato l’aumento autunnale dei casi alla variante XFG, soprannominata Stratus. A settembre i ricoveri sarebbero cresciuti di circa il 50%.
Il rapporto settimanale di sorveglianza della UKHSA, pubblicato il 15 ottobre e riferito all’Inghilterra, descrive «andamenti misti» e una circolazione «a livelli bassi»:
- positività nei laboratori ospedalieri: 8,8%, stabile rispetto al 9% della settimana prima;
- positività nei tamponi dei medici di base: 6,6%, in calo dal 10,2%;
- ricoveri: 2,46 ogni 100mila abitanti, in aumento, con il valore più alto tra gli over 85 (26,69 ogni 100mila);
- terapie intensive: 0,06 ogni 100mila, stabili e nella norma.
Variante Stratus: è davvero quella che fa salire i contagi?
I dati britannici non lo dicono. Tra i campioni sequenziati dal 31 agosto al 13 settembre 2026, la variante XFG pesava solo il 9,1%. Il lignaggio più diffuso era TA.1, con il 25,8%, seguito da RV.2.1 (16,7%), RF.5 (13,6%) e NB.1.8.1 (12,1%). La UKHSA avverte che i sequenziamenti recenti sono pochi e vanno letti con cautela.
Stratus, inoltre, non è nuova. Come ricorda Tgcom24, è monitorata a livello globale da oltre un anno. Alcuni media l’hanno chiamata «Covid americano» perché i primi aumenti erano stati registrati negli Stati Uniti. Le autorità britanniche attribuiscono la crescita dei ricoveri alla normale dinamica dei mesi freddi e a una maggiore circolazione del virus in generale, non a una pericolosità particolare della variante.
Variante Stratus: quali sono i sintomi
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, citata da Sky TG24, XFG non provoca sintomi diversi o più gravi rispetto alle varianti precedenti. I disturbi segnalati sono quelli già noti:
- mal di gola, indicato come il sintomo più frequente in questa fase e a volte molto doloroso;
- febbre e brividi;
- tosse e naso chiuso;
- mal di testa, stanchezza e dolori muscolari;
- più raramente, alterazioni di gusto e olfatto.
Alcuni pazienti riferiscono anche una lacrimazione eccessiva. I disturbi agli occhi sono noti dall’inizio della pandemia e da soli non bastano a indicare il Covid, perché possono dipendere da allergie o congiuntiviti.
Variante Stratus: chi rischia di più
Secondo il medico britannico Donald Grant, consulente clinico di The Independent Pharmacy, i più esposti sono gli anziani e chi ha un sistema immunitario indebolito. Per anziani, persone immunodepresse e malati cronici restano valide le raccomandazioni sul vaccino, che secondo le autorità sanitarie continua a proteggere soprattutto dalle forme gravi.
Covid in Italia: i dati dell’Istituto superiore di sanità
In Italia la situazione è molto diversa. Il bollettino della sorveglianza integrata dell’Istituto superiore di sanità del 14 ottobre, relativo alla settimana dal 5 al 12 ottobre, riporta:
- incidenza: meno di 1 caso ogni 100mila abitanti, stabile, con 242 casi segnalati in tutto il Paese;
- Regioni: il valore più alto in Lombardia (1,3 casi ogni 100mila abitanti), il più basso in Abruzzo (0,1);
- Rt: 0,76, in lieve calo, calcolato sui casi ricoverati;
- reinfezioni: 35,6% dei casi.
Anche in Italia, secondo i dati preliminari di settembre, la maggior parte dei sequenziamenti è attribuibile alla variante sotto monitoraggio XFG. L’ISS precisa che il numero di sequenze disponibili è limitato e potrebbe non riflettere del tutto le varianti in circolazione.
Covid in Sicilia: cosa dice il bollettino
Nella settimana considerata la Sicilia non ha comunicato casi al sistema di sorveglianza, insieme a Calabria, Campania, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta. Il dato riguarda le segnalazioni arrivate all’ISS e non esclude contagi non diagnosticati o non ancora trasmessi. Il prossimo aggiornamento nazionale è previsto con il bollettino settimanale dell’ISS.



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