La FIALC CISAL di Catania ribadisce il proprio netto rifiuto dell’ipotesi negoziale sottoscritta il 15 ottobre da Filctem CGIL, Femca CISL, Uiltec UIL e UGL Chimici sul piano di mitigazione dell’impatto occupazionale dello stabilimento Pfizer. Una posizione che il sindacato conferma senza arretramenti, definendo il documento un “aborto giuridico” e contestandone sia i contenuti sia le modalità con cui è stato presentato.
Tre, in particolare, le criticità denunciate dalla FIALC CISAL: errori nei riferimenti alle leggi dello Stato, presunti profili di illegittimità relativi ai diritti dei lavoratori e alla tutela della privacy e assenza di concreti punti d’intesa tra le parti.
“Viene da chiedersi: ipotesi negoziale di cosa, se le parti non si sono accordate su nulla?”, osserva Giuseppe La Mendola, segretario provinciale FIALC CISAL Catania e responsabile nazionale FIALC CISAL.
Uno dei punti centrali della contestazione riguarda la proroga della procedura al 9 dicembre, che secondo la FIALC CISAL non può essere considerata un risultato dell’ipotesi negoziale sottoscritta dalle altre organizzazioni sindacali.
La crisi è stata formalmente aperta il 2 luglio 2026, con la lettera di avvio della procedura, mentre il primo incontro al Ministero del Lavoro si è svolto soltanto il 9 ottobre, dopo 99 giorni. Un ritardo che il sindacato considera particolarmente grave e che attribuisce alla scelta di privilegiare il tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, rinviando il confronto previsto dalla Legge 234/2021 al Ministero del Lavoro.
Secondo la FIALC CISAL, i due tavoli avrebbero dovuto procedere parallelamente, evitando una situazione che il sindacato definisce ormai difficilmente governabile. La proroga, resa necessaria anche dall’emergere di tre nuovi soggetti interessati all’acquisizione dello stabilimento, rappresenterebbe quindi un tentativo di recuperare il tempo perduto, piuttosto che un successo sindacale.
“Chi oggi rivendica il merito della proroga si attribuisce una vittoria che non gli appartiene”, afferma la FIALC CISAL.
A sollevare ulteriori perplessità è il metodo seguito nella definizione dell’ipotesi negoziale.
La FIALC CISAL denuncia che il documento sarebbe stato presentato in sede istituzionale senza essere stato preventivamente sottoposto all’assemblea dei lavoratori, che non si sarebbe ancora espressa sul suo contenuto. Per il sindacato, si tratta di una scelta che ribalta le corrette prassi di rappresentanza: prima dovrebbe essere ascoltata la volontà dei dipendenti e soltanto successivamente si dovrebbe procedere alla sottoscrizione di un’intesa.
La FIALC CISAL riferisce di aver già formalmente contestato queste circostanze durante una riunione al Ministero del Lavoro, nei termini previsti dalla legge.
Non viene escluso il ricorso alle vie legali, qualora la procedura dovesse concludersi con conseguenze negative per i lavoratori o con la sottoscrizione di un accordo non condiviso.
Al di là della proroga e delle contestazioni sindacali, la FIALC CISAL richiama l’attenzione su quello che considera il pericolo principale per il futuro industriale dello stabilimento di Catania. Secondo l’organizzazione, il rischio è che il sito possa essere ceduto a cordate, fondi di investimento o soggetti estranei al comparto farmaceutico, con possibili conseguenze sulla continuità produttiva e sui livelli occupazionali.
Il sindacato richiama quanto comunicato da Pfizer al MIMIT il 22 luglio, quando l’azienda avrebbe prospettato anche la possibilità di una cessione a un operatore non farmaceutico.
Una prospettiva alla quale la FIALC CISAL si oppone, temendo che lo stabilimento possa diventare oggetto di operazioni speculative anziché di un progetto di rilancio industriale.
Proprio per contrastare questa eventualità, la FIALC CISAL ha formalmente chiesto alla Presidenza del Consiglio dei ministri di valutare l’attivazione del Golden Power, lo strumento attraverso il quale lo Stato può esercitare poteri speciali su determinate operazioni riguardanti asset strategici. Secondo il sindacato, l’iniziativa avrebbe già contribuito a rallentare eventuali progetti speculativi sul sito catanese.
L’obiettivo dichiarato è quello di preservare la vocazione farmaceutica dello stabilimento, le competenze professionali e l’occupazione.
La FIALC CISAL annuncia una mobilitazione su più fronti per mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e sulla richiesta di intervento del Governo.
Sul territorio sono previste manifestazioni e iniziative sindacali finalizzate a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi di una cessione a soggetti non appartenenti al settore farmaceutico. Parallelamente, il sindacato intende coinvolgere deputati e senatori, chiedendo la presentazione di interrogazioni parlamentari per conoscere quali iniziative il Governo abbia assunto in relazione alla segnalazione sul Golden Power.
“Più se ne parla, più gli speculatori si allontanano e più l’ipotesi di una cessione al di fuori del settore farmaceutico resta isolata”, sostiene la FIALC CISAL.
L’organizzazione ribadisce che su questo punto continuerà a dare battaglia, senza arretrare.
Nonostante le contestazioni, la FIALC CISAL conferma la propria disponibilità a un confronto costruttivo con l’azienda, le istituzioni e le altre parti coinvolte nella vertenza. Il sindacato pone tuttavia condizioni precise per un’eventuale sottoscrizione dell’accordo previsto dalla Legge 234/2021.
Prima di firmare, chiede che siano chiariti l’identità dell’eventuale acquirente, il piano industriale, gli investimenti programmati, i livelli occupazionali garantiti e le tutele previste per tutti i lavoratori coinvolti.
La scadenza del 9 dicembre rappresenta dunque un passaggio fondamentale per verificare se dal confronto potranno emergere condizioni più favorevoli per i dipendenti. Qualora si raggiungessero risultati concreti e migliorativi, la FIALC CISAL si dichiara pronta a sottoscrivere l’intesa.
“Il nostro unico obiettivo è e resta la tutela dell’occupazione e dei diritti di chi lavora nello stabilimento di Catania”, conclude La Mendola.
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