Silvana Sibarelli, 60 anni, è stata uccisa intorno alla mezzanotte in un agguato in contrada Lattughelle, a Sibari, frazione di Cassano all’Ionio, al confine con Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza. Il marito, Damiano Pepe, 64 anni, ritenuto vicino alla criminalità organizzata della Sibaritide, è rimasto gravemente ferito. Non sarebbe in pericolo di vita.
L’agguato vicino a casa
Il commando ha aperto il fuoco nei pressi dell’abitazione della coppia e poi è fuggito. Secondo le prime ricostruzioni, all’agguato avrebbero partecipato almeno due persone. Pepe è stato colpito alle spalle da colpi sparati quasi sicuramente da un’arma lunga.
L’uomo è stato portato all’ospedale «Nicola Giannettasio» di Corigliano Rossano, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. È stato poi trasferito nel reparto di Chirurgia d’urgenza dell’ospedale Annunziata di Cosenza.
Le indagini
Sono al lavoro i carabinieri della Compagnia di Cassano all’Ionio, guidati dal capitano Chiara Baione, con il supporto del Nucleo investigativo del Comando provinciale e dei reparti specializzati dell’Arma. Le indagini sono coordinate dalla Dda di Catanzaro.
Tutte le piste restano aperte. Una delle ipotesi è che sia in corso una faida per ridefinire gli equilibri criminali del territorio. Negli ultimi mesi la Sibaritide ha registrato altri episodi di sangue:
- agosto: l’uccisione di Giuseppe Scorza, 36 anni, in una sparatoria a Lauropoli;
- ottobre dello scorso anno: il tentato omicidio di Domenico Forastefano.
Chi è Damiano Pepe
Conosciuto negli ambienti criminali come «Tripolino», Pepe è ritenuto dagli inquirenti uno dei nomi storici della criminalità organizzata della Sibaritide. È considerato uno dei capi della cosca Abbruzzese-Pepe, nota come clan dei nomadi di Cassano all’Ionio, anche se lui non è di etnia rom. Nelle ricostruzioni investigative è indicato come partecipe della ‘ndrina di Corigliano e come «promotore» del clan degli zingari, attivo tra Cassano e Corigliano-Rossano.
Dalle indagini è emerso che avrebbe preso il comando dopo la morte del fratello Eduardo, ucciso nel 2002 durante la faida tra il suo gruppo e la cosca Forastefano. Pepe è stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa e omicidio. Tra gli omicidi c’è quello di Luigi Lanzillotta, avvenuto nel gennaio 1993 su mandato di Santo Carelli. Dopo aver scontato una condanna a 26 anni, è tornato in libertà nel 2019.
Pepe è il suocero di Nicola Abbruzzese, detto «Semiasse», 46 anni, considerato dagli inquirenti il boss di Cassano e detenuto al 41 bis. Abbruzzese ha sposato la figlia di Pepe, Finizia, condannata a 8 anni per associazione mafiosa.
Il sindaco: «Giù le mani dalla città»
«Giù le mani dalla città», ha detto il sindaco di Cassano all’Ionio, Gianpaolo Iacobini. In una nota parla di «un grido di dolore e libertà», perché «davanti a una scìa di sangue che si allunga restano indispensabili e fondamentali la prevenzione, la formazione e lo sviluppo socio-economico. Tuttavia, altrettanto importante, e sicuramente urgente, diventa una risposta fatta di ancor più intenso controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, di un’azione giudiziaria sempre più rapida e incisiva, di un impegno civile maggiormente visibile ed efficace».
Il sindaco chiederà formalmente al prefetto, già nelle prossime ore, «la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l’adozione di ogni misura utile e opportuna». Poi aggiunge: «lunedì pomeriggio, insieme al vescovo, monsignor Francesco Savino, promuoveremo un’assemblea pubblica per discutere di quanto accaduto e, soprattutto, delle iniziative da assumere».
Fonte della Foto: LaCNews24.



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