“La Regione Siciliana si prepara a rivedere le regole di accreditamento dell’assistenza domiciliare palliativa. Tuttavia prima di intervenire su chi da oltre trent’anni garantisce cure ai malati più fragili, dovrebbe spiegare perché la rete regionale delle cure palliative è ancora incompleta e chi è responsabile dei ritardi accumulati. Si apprende che entro la fine di ottobre potrebbe essere adottato un provvedimento per modificare l’accreditamento degli enti che erogano assistenza domiciliare senza che sia stato avviato un confronto preventivo con il Terzo settore così come invece espressamente previsto dalla legge. È un metodo discutibile e una scelta che rischia di compromettere un patrimonio di competenze, professionalità ed esperienza costruito in Sicilia dal 2001. Un sistema che nel corso degli anni ha consentito di assistere oltre 250.000 malati e le loro famiglie. Dopo quarant’anni d’impegno professionale nelle cure palliative, crediamo sia necessario riportare la discussione sui fatti, evitando che responsabilità non dimostrate vengano attribuite a chi ha, invece, garantito concretamente l’assistenza”.

Lo dice il Presidente della Samot Rosario Dell’Oglio, società che da 39 anni ha fatto da apripista in Sicilia diffondendo i principi delle cure palliative realizzando percorsi di cura rivolti ai malati affetti da ogni forma di patologia cronico degenerativa assistendo le famiglie dei pazienti che ne hanno sempre riconosciuto professionalità ed efficienza.

“In queste settimane è stato affermato che la Sicilia sarebbe all’ultimo posto per le cure palliative, con appena il 30% di attività, attribuendo questa situazione agli enti che erogano l’assistenza domiciliare e alla loro presunta volontà di impedire l’ingresso di nuovi operatori. Questa ricostruzione così formulata non è corretta – aggiunge il presidente – Il grado di attuazione della rete regionale delle cure palliative non coincide con l’attività degli enti che assistono i pazienti a domicilio. La rete comprende hospice, ambulatori, day hospice, strutture ospedaliere, unità di valutazione, équipe domiciliari e organismi di coordinamento regionale e territoriale. Se una parte di questa rete è incompleta o non funziona adeguatamente non si può scaricare automaticamente la responsabilità sugli enti che operano a domicilio”.

Secondo il presidente della Samot “se l’attività è stata limitata, bisogna guardare solo ai finanziamenti stanziati dalla Regione e dalle Asp, non una volontà degli enti di tenere fuori i pazienti o proteggere il mercato. C’è inoltre una circostanza recente che la Regione Siciliana deve chiarire che riguarda una sua circolare con cui ha invitato le Asp a ridurre il numero degli assistiti autorizzati all’accesso alle cure palliative.  Le vicende giudiziarie di questi giorni devono essere affrontate con rigore. Chi ha violato la legge deve risponderne secondo le proprie responsabilità. Ma eventuali responsabilità individuali non possono diventare il pretesto per rimettere indiscriminatamente in discussione un intero sistema assistenziale. La risposta alle irregolarità deve essere più controllo, più trasparenza e più qualità e non necessariamente più operatori”.

E conclude il vertice dell’associazione “l’ingresso di nuovi soggetti, compresi grandi gruppi economici che non abbiano ancora dimostrato una specifica esperienza nelle cure palliative non garantisce automaticamente servizi migliori. L’accreditamento non è una semplice porta d’ingresso al mercato in quanto deve garantire competenze, organizzazione, continuità assistenziale e qualità delle cure. Una maggiore frammentazione dell’offerta, senza un’adeguata programmazione del personale, del fabbisogno e dei controlli, può creare ulteriori difficoltà organizzative. È un rischio che la Regione deve valutare prima di cambiare le regole, non dopo che le conseguenze si saranno riversate sui pazienti. Non siamo contrari a priori all’ingresso di nuovi operatori ma una riforma della quale non siano stati, preventivamente chiariti gli obiettivi, e soprattutto valutato l’impatto sui malati”.