Telefonavano a parroci, economi e madri superiori fingendosi impiegati del Comune o della banca. Avrebbero detto di aver accreditato per sbaglio qualche migliaio di euro in più e chiesto la restituzione della differenza con una ricarica PostePay.

Gli interrogatori a Siracusa

È il meccanismo di una maxi truffa che la Procura di Torino  contesta in un’inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza di Cremona,  in cui è prospettata l’associazione a delinquere. Sono 10 le persone indagate e ieri quattro di loro della provincia di Siracusa –  Corrada Galizia, 51 anni, Salvatore Galizia, 55, Corrado Morana, 52, e Francesco Riscica, 31 ani – sono stati interrogati nell’ambito dell’interrogatorio preventivo e tutti quanti hanno sostanzialmente respinto le accuse.

I ruoli

A capo del gruppo, per la Procura, ci sarebbero Concettina Galizia, 45 anni, residente a Torino, e Corrado Morana, assistiti dall’avvocato Junio Celesti. Il ruolo di organizzatori è attribuito ai torinesi Emanuele Giuseppe Tullo, Luigi Tullo ed al siracusano Maurizio Di Falco. Corrada e Salvatore Galizia, assistito dall’avvocato Fulvio Violo, e Riscica, difeso dall’avvocato David Buscema, sono indicati come partecipi. Gli altri capi contestano le singole truffe, consumate o tentate.

Il copione

Secondo l’accusa, al telefono una finta dipendente del Comune o della Cei spiegava al parroco di turno che l’ente aveva versato alla parrocchia più del dovuto. Per sbloccare il contributo, o per non perderlo, bisognava rimandare indietro la differenza. Poi entrava in scena un finto funzionario di banca, a confermare. Nei capi le cifre variano: spesso 997 euro, ma anche 2.500 o 3.500, e in alcuni casi di più. Il pagamento doveva arrivare su una carta ricaricabile.

A parlare con le vittime sarebbero stati Concettina Galizia e i due Tullo. Morana, Di Falco, i tre siracusani Galizia e Riscica e altri avrebbero prelevato subito parte delle somme e inviato la restante quota, con money transfer, ai tre, anche tramite altre due persone. Carte e utenze telefoniche sarebbero state intestate a terzi, reperiti da Morana, Di Falco e dai Tullo.

Le vittime

Le vittime sono religiosi di tutta Italia: parroci, economi, madri superiori, conventi e monasteri, da Sanremo a Palermo, da Napoli a Trieste fino a Vittoria. A Sanremo una madre superiora avrebbe versato 1.000 euro il 28 ottobre 2024. Ad Aversa un monastero di benedettine avrebbe perso 5.997 euro nel marzo 2025. In molti casi il raggiro non sarebbe andato in porto.