L’asso nella manica di Cateno De Luca squarcia il velo sulle prossime elezioni regionali in Sicilia, rispondendo a distanza e con i fatti alle pressioni del centrodestra. Il leader di Sud Chiama Nord, ospite della trasmissione L’Intervista su Rei Tv, blinda la sua corsa a Palazzo d’Orléans e rilancia con una mossa spiazzante: la designazione ufficiale dei primi tre assessori del suo futuribile “governo di liberazione”, pescati direttamente tra le fila del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle.
Nessun ministero a Roma, l’obiettivo resta la Sicilia
De Luca spazza via le voci di un possibile “soccorso” romano o di poltrone governative come merce di scambio per l’accordo siglato a livello nazionale con la coalizione guidata da Giorgia Meloni. “Non mi è stato promesso un ministero e non rinuncio alla presidenza della Regione”, ha chiarito con fermezza l’ex sindaco di Messina. L’intesa nazionale con Fratelli d’Italia e il centrodestra serve a “rappresentare nel prossimo governo l’esperienza dei sindaci”, ma sul fronte interno la linea non cambia di un millimetro: ScN resta all’opposizione del governo Schifani e mantiene le mani totalmente libere in Sicilia per il dopo.
L’asso nella manica: spunta la giunta con PD e M5S
La vera bomba politica esplode quando De Luca fa i nomi della sua squadra di governo, delineando una trazione civica, autonomista e progressista che punta a scardinare gli attuali blocchi alleati. I primi tre assessori designati sono figure di primo piano dell’opposizione all’ARS: il pentastellato Luigi Sunseri all’Assessorato al Bilancio, e i dem Nello Dipasquale all’Agricoltura e Fabio Venezia ai Beni culturali, identità siciliana e pubblica istruzione. “Sono colleghi competenti, con esperienza amministrativa e che hanno la mia stima”, ha spiegato il leader di Sud Chiama Nord, annunciando che il percorso di composizione della squadra proseguirà nelle prossime settimane.
Mani libere e alleanze variabili: il rebus per Schifani e alleati
La mossa di De Luca ridisegna lo scacchiere politico isolano e gela chi, nel centrodestra, sperava in una sua normalizzazione dopo l’intesa romana. Rivendicando la totale autonomia nelle future alleanze siciliane, ScN si posiziona come un vero e proprio “terzo polo” o come il perno di una coalizione alternativa a quella che oggi sostiene Renato Schifani. Resta adesso da capire come reagiranno i vertici regionali di Fratelli d’Italia e, soprattutto, gli stessi partiti del centrosinistra di fronte a questa fuga in avanti che arruola i loro principali big parlamentari.



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