Sulla sfiducia al sindaco Francesco Italia il silenzio del deputato regionale Peppe Carta e del Mpa-Grande Sicilia pesa più delle parole. A leggerlo è l’ex sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo, esponente regionale di Italia Viva, che mette in fila le mosse del centrodestra, quelle dell’opposizione e il destino politico del primo cittadino.
Il suo giudizio sull’esito della mozione è che “nulla è scontato”, per cui non è escluso che sarà proprio il Mpa, in occasione della mozione di sfiducia, a staccare la spina ad Italia.
Il silenzio di Carta
Il ragionamento di Garozzo parte dai due appelli arrivati a Carta. Quello di Forza Italia, firmato dal deputato regionale Riccardo Gennuso, dice “sostanzialmente che questa è l’opportunità, è il momento per ricompattare il centro-destra”. Nella lettura politica di Garozzo, il parlamentare forzista ha prospettato una candidatura a sindaco di Siracusa in quota Mpa, da sottoporre agli altri alleati. Più netto, nota Garozzo, l’appello di Cannata, che lega il sostegno del Mpa al sindaco al rischio di uscire dalla coalizione per le future vicende amministrative.
Di fronte a due messaggi, Carta tace. Per Garozzo non è un caso: “questo silenzio fa sospettare che ancora nulla è deciso”. Se avesse voluto blindare il sindaco, ragiona, “lo avrebbe già fatto” con una dichiarazione netta. Invece, dice, “è un’attesa sulle evoluzioni delle cose da qui alla mozione di sfiducia” per cui “servono 21 voti e non 20 come ho sentito e letto in questi giorni”
L’errore dell’opposizione
Garozzo parla anche delle strategie dell’opposizione non condividendo, sotto l’aspetto politico, alcune scelte tra cui quella di spingere la presidenza del Consiglio a disporre prima il voto sulla sfiducia piuttosto che l’elezione del nuovo vicepresidente del Consiglio comunale.
L’ex sindaco è netto: “Per me è un errore politico”. La sua posizione è opposta: “La vicepresidenza si deve trattare subito”. Mostrare i sedici voti sul vice servirebbe a dimostrare che il sindaco non ha più una maggioranza e a toccare la sensibilità di chi, nella maggioranza, potrebbe chiedersi che senso abbia restare.
I sei mesi di Italia
L’analisi finale è per il sindaco. Garozzo è convinto che abbia “un respiro politico di 6 mesi”, con Roma nel mirino, “per candidarsi alle Politiche”. Il rischio, secondo lui, è un altro: “Il problema suo è se arriva alle nazionali senza essere sindaco per dimissioni o per sfiducia, perché a quel punto la sua forza contrattuale diventa qualcosa di molto leggero”.
La partita in aula
Il quadro intanto è in equilibrio. Per approvare la sfiducia servono, come riferisce Garozzo, 21 voti. Ai 14 firmatari si sono aggiunti Scimonelli e Vaccaro di Insieme, e in aula si registra un pareggio: 16 a 16. Sull’ordine dei lavori il Segretario generale Danila Costa ha chiarito che nessuna norma stabilisce una precedenza tra mozione ed elezione del vice: la scelta spetta al presidente Alessandro Di Mauro, sentiti i capigruppo.



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