Un’estorsione aggravata dal metodo mafioso per recuperare il saldo di un omicidio commissionato, ma mai portato a termine. È lo scenario in cui si inserisce il nuovo provvedimento cautelare eseguito dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Agrigento nei confronti del favarese Giuseppe Morreale, 58 anni, già detenuto per altri reati. La misura in carcere, disposta dal Tribunale del riesame di Palermo, è diventata esecutiva dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso della Direzione distrettuale antimafia. Come previsto dalla legge, per l’indagato vale la presunzione di innocenza fino a una condanna definitiva.
Le minacce telefoniche e il denaro da recuperare in Germania
L’inchiesta è la stessa che lo scorso 13 gennaio aveva fatto scattare le manette per Giuseppe Grassonelli. Secondo la ricostruzione dei magistrati della Dda di Palermo, Morreale e Grassonelli avrebbero preso di mira un uomo residente in Germania per costringerlo a consegnare 6.000 euro. Quella somma, stando agli elementi raccolti dagli investigatori, rappresentava la parte rimanente del compenso pattuito per un delitto rimasto soltanto sulla carta. Per convincere la vittima a pagare, i due avrebbero utilizzato chiamate e messaggi dal contenuto esplicitamente minatorio.
Il kit del killer: armi e la maschera di Salvador Dalì
I contorni del piano criminale erano già emersi in una precedente fase dell’attività investigativa, quando i militari avevano arrestato un uomo a Porto Empedocle. La perquisizione nella sua abitazione aveva convinto gli inquirenti della concretezza dell’obiettivo omicidiario: sotto sequestro erano finiti una pistola Beretta 96 Combat calibro 40 con matricola abrasa, un caricatore con 11 proiettili e una maschera di plastica con le sembianze del pittore Salvador Dalì. Durante i successivi controlli, i Carabinieri avevano individuato un secondo arsenale composto da due revolver (un calibro 22 e un calibro 38 Special, quest’ultimo alterato) e numerose munizioni.






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