A trent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia torna in libreria la biografia dello scrittore di Racalmuto scritta da Matteo Collura, “Il maestro di Regalpetra. Vita e opere di Leonardo Sciascia”. Pubblicato originariamente nel 1996 per i tipi di Longanese, il volume di Collura è adesso riedito da La nave di Teseo, il gruppo nato qualche anno fa – in contrapposizione alle tendenze monopolistiche del mercato librario – per iniziativa di alcuni intellettuali di prestigio (tra cui Umberto Eco) e con in prima fila Elisabetta Sgarbi.

“Il maestro di Regalpetra” è una biografia particolare per diversi motivi e, soprattutto, è quella che – ci si può scommettere – Sciascia avrebbe preferito.

E’ particolare perché le biografie spesso si lasciano irretire dall’enfasi e dalla retorica e tendono a beatificare il personaggio di cui si occupano. In questo caso la figura di cui raccontare la vita era un uomo, Leonardo Sciascia, che non amava enfasi e retorica né mettersi in mostra e la cui esistenza, aldilà dei libri e degli articoli scritti, non destava clamori; non solo: Sciascia schivava i riflettori ed era geloso della sua privacy.

“Il maestro di Regalpetra” è stato scritto da un amico di Leonardo Sciascia, Matteo Collura, che conosceva bene la sua riservatezza: da amico – amico vero – non poteva che rispettarla.

Si spiega, pertanto, come “Il Maestro di Regalpetra” riesca a ripercorrere tutte le tappe della vita di Sciascia – partendo, peraltro, dai sui ultimi giorni – soffermandosi puntualmente sulla sua formazione culturale e civile, sulla sua produzione letteraria, sul suo impegno politico-sociale e solo il minimo sindacale sulle sue vicende più intime e dolorose.

Una biografia piena di discrezione perciò quella di Collura, e tuttavia avvincente, capace di trascinare per mano il lettore, coinvolgerlo e renderlo partecipe. Già, perché l’esistenza di Leonardo Sciascia, per quanto priva di fatti eclatanti, si svolse in contesti sociali che rinviano alla Sicilia di un passato comune a tanti, che Collura in queste pagine ci fa rivivere.

E’ la Sicilia interna che non conosce il mare, dotata di un fascino particolare, quella in cui cresce Leonardo (Nanà per gli amici): la Sicilia delle zolfare (il padre dello scrittore era impiegato in una di esse), povera ma legata ad antichi valori, che viveva i disagi del secondo conflitto mondiale per poi partecipare alla lenta ricostruzione.

In quella Sicilia, per mera casualità (il trasferimento del papà di Leonardo in una zolfara dell’Ennese con conseguente spostamento di residenza da Racalmuto a Caltanissetta), un ragazzo di acutissima intelligenza smetteva di imparare il mestiere di sarto nella bottega dello zio per frequentare l’istituto magistrale. In quella estrema periferia dello Stivale, isolata e precaria, distante dai centri in cui si affermavano le grandi istanze culturali, si è formato Leonardo Sciascia, innamorandosi del cinema e del teatro che lì arrivava e leggendo avidamente tutto ciò che riusciva a leggere.

Poi, ottenuto il diploma, le sue esperienze di maestro elementare, da cui nacquero i racconti de “Le parrocchie di Regalpetra”, la collaborazione con l’editore nisseno Salvatore Sciascia, l’amicizia col giovane Pasolini, le prime affermazioni letterarie.

Matteo Collura, ne “Il maestro di Regalpetra”, segue passo per passo la vita di Leonardo Sciascia che è un tutt’uno col maturare della sua passione letteraria – rivolta in primo luogo ai pensatori illuministi – e del suo impegno civile manifestato anche nei suoi romanzi e nei suoi saggi, oltre che nell’adesione al Pci prima (fu eletto consigliere al comune di Palermo negli anni ’70, ma quell’esperienza lo deluse) e coi Radicali dopo (parlamentare con Pannella tra gli anni ’70 e ’80). E, nello stesso tempo Collura, con “Il Maestro di Regalpetra” , testimonia la partecipazione di Sciascia al dibattito politico-civile dell’Italia in cui viveva attraverso i suoi interventi sui giornali sempre stimolanti e provocatori: dal caso Moro, che seguì attentamente non condividendo la posizione allora prevalente contraria alla trattativa con le Brigate Rosse, alla polemica con i “professionisti dell’antimafia”.

Una biografia, quella de “Il maestro di Racalmuto”, seppure incentrata su prevalenti profili intellettuali, intensa, appassionata, partecipe. Come solo un amico e profondo conoscitore di Leonardo Sciascia avrebbe potuto scrivere.