Ha scelto la linea del silenzio Calogero Pisano. Il deputato nazionale di Fratelli d’Italia, finito al centro della bufera giudiziaria denominata “Eventopoli”, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip del Tribunale di Agrigento, Michele Dubini.

L’interrogatorio preventivo, scattato a seguito della richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura, si è risolto nel giro di pochissimi minuti.

Il blitz in tribunale e la strategia della difesa

Il parlamentare agrigentino è arrivato al palazzo di giustizia di via Mazzini intorno alle 10:20, blindato dai suoi legali, gli avvocati Silvio Salvatore Miceli e Mattia Filippo Caleca. Venti minuti dopo, alle 10:40, l’apertura del verbale davanti al giudice e alla presenza del pubblico ministero Elettra Consoli.

Nessuna dichiarazione spontanea da parte dell’onorevole, ma una precisa strategia difensiva: i legali di Pisano hanno infatti depositato una corposa memoria scritta, finalizzata a smontare punto per punto l’impianto accusatorio dei magistrati e a contestare le esigenze cautelari.

Le accuse: “Spettacoli fantasma e spese gonfiate”

L’inchiesta “Eventopoli” punta a scoperchiare un presunto sistema collaudato per intercettare fiumi di denaro pubblico destinati alla cultura e ai grandi eventi nell’Agrigentino. Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sono finite le rendicontazioni di manifestazioni di primissimo piano come il Natale agrigentino, lo storico Mandorlo in Fiore e diversi cartelloni di eventi estivi.

Secondo l’ipotesi della Procura, le casse pubbliche sarebbero state drenate attraverso un collaudato meccanismo di “spettacoli fantasma” mai realizzati, fatture gonfiate e rendicontazioni artatamente falsificate. I reati ipotizzati a vario titolo nel fascicolo sono pesantissimi: si va dall’associazione per delinquere al peculato, passando per la truffa aggravata, il falso ideologico e l’ombra del finanziamento illecito della campagna elettorale dello stesso parlamentare.

Nodo immunità: la palla passa alla Camera

Adesso l’attenzione si sposta sulle decisioni del gip Dubini, chiamato a sciogliere la riserva e a pronunciarsi sulla richiesta di arresto formulata dai magistrati inquirenti.

Trattandosi però di un parlamentare della Repubblica in carica, anche in caso di parere favorevole del gip, le manette non scatterebbero nell’immediato: per l’esecuzione della misura cautelare in carcere sarà infatti necessario il via libera formale da parte della Camera dei deputati a Roma.