Quattromila persone alla messa nello stadio arena trasformato in una grande cattedrale all’aperto, un migliaio dietro le transenne al molo Favaloro che da oggi si chiama Molo Papa Francesco (nella foto il momento dell’inaugurazione della targa che intesta il molo luogo di sbarco e di speranza). Meno gente lungo la strada percorsa dal papa, complice il caldo e l’obbligo di aspettare sotto il sole dietro le transenne solo per vederlo passare.
La giornata del Papa a Lampedusa
La giornata di Papa Leone a Lampedusa si è appena conclusa. In realtà è stata solo una mattina. Prima tappa della visita è stata il cimitero dei senza nome ovvero quell’area del camposanto di Lampedusa dove sono sepolti i migranti morti in mare nei viaggi della speranza, alcuni senza essere stati neanche identificati. Poi la visita sulle orme di Francesco alla Porta d’Europa e la sosta al Molo Favaloro dove arrivano gli sbarchi. Qui la benedizione alla targa che intitola il Molo e il saluto ai migranti. Papa Leone ha stretto la mano ad una delegazione arrivata dal centro di prima accoglienza. Poi il passaggio per le strade del centro abitato e la Messa allo stadio Arena dove era attesa la sua omelia.
Il monito del Papa
Leone XIV si rivolge direttamente a chi governa l’Europa: i morti non sono solo vittime soltanto degli elementi naturali, ma di “decisioni prese o di decisioni mai prese, decisioni mancate”. Sono vittime della corruzione nei Paesi d’origine, di un’economia globale che produce povertà ed esclusione, dell’indifferenza e dei calcoli criminali dei trafficanti di esseri umani ma anche di una Europa che non ha scelto.
“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee. Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare” ha detto il Pontefice.
All’Europa il Papa chiede chiaramente di intervenire. Serve “piano strategico di lungo periodo che guardi ai quattro pilatri: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. Ma il papa non si ferma all’enunciazione dei principi di accoglienza. E concretamente guarda al mondo di oggi e pensa alla necessità di intervenire per lo sviluppo dei Paesi di provenienza perché “nessuno sia costretto a emigrare”.
“Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. E’ un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”, ha aggiunto.
Non si può affidare tutto questo al “miracolo della compassione” di cui gli abitanti di Lampedusa e Linosa sono protagonisti. Per questo serve l’intervento di una Europa che è chiamata a scelte epocali. Non si possono alzare “muri invisibili fra il mare dei migranti e quello dei turisti”.
Quindi “non lasciamoci vincere dalla paura, ma guardiamo alle fatiche quotidiane come a un tempo di opportunità e testimonianza. La vostra fede, carissimi, sia allora intensificata da questi anni di prova e di impegno generoso. Abbiamo tutti in Dio un porto sicuro, e ogni comunità cristiana è chiamata a esserne un riflesso sulla terra. E a voi, comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià'”, ha concluso il Santo Padre con il saluto tipico lampedusano.
La chiusura della visita
Dopo l’Omelia conclusa dall’invito a non “lasciarsi sopraffare dalla paura” e “costruire la civiltà dell’amore” l’incontro con i bambini malati prima di salutare le autorità e ripartire alla volta di Roma






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