Antonio Perna
Giornalista free-lance, tessera Odg 58807, cronista dal 1986 anno in cui l'Italia per la prima volta si connette a Internet
La storia ha un debole per le ironie. Talvolta le costruisce con lentezza, nell’arco di decenni; altre volte le confeziona in una sola fotografia.
Leonid Brežnev governò l’Unione Sovietica nel suo lungo crepuscolo. Fu l’uomo della stabilità immobile, delle parate sulla Piazza Rossa e di quell’impero che sembrava eterno proprio mentre cominciava a marcire dall’interno. Nessuno, allora, avrebbe immaginato che un suo discendente potesse ritrovarsi, mezzo secolo dopo, prigioniero in una guerra combattuta sulle rovine di quello stesso impero.
Se le notizie diffuse in questi giorni corrispondono al vero, Anton Milaev, indicato come pronipote di Brežnev, ha combattuto sotto la bandiera della Russia ed è finito nelle mani delle forze ucraine.
Non è questo, però, il particolare che colpisce. Nelle guerre i soldati vengono catturati da quando esistono le guerre. A colpire è il contrasto simbolico: il discendente di uno dei massimi dirigenti dell’URSS associato, nell’immaginario mediatico, a un vassoio di McDonald’s.
Per generazioni, il fast food americano fu uno dei simboli di quel mondo occidentale che Mosca guardava con diffidenza, propaganda e talvolta invidia. Poi arrivò il 1991. L’Unione Sovietica scomparve. Le sue statue caddero, i suoi confini si sbriciolarono e persino i suoi miti cambiarono proprietario.
La fotografia — autentica o meno che sia la sua attribuzione — racconta proprio questo: non un uomo che mangia un hamburger, ma la vendetta della storia sulle certezze ideologiche. Da una parte l’erede di un cognome che evocava il Cremlino dei tempi d’oro; dall’altra un marchio che, negli anni Settanta, sarebbe apparso come un’insegna aliena nel cuore dell’impero sovietico.
Le guerre moderne non producono soltanto vincitori e vinti. Producono immagini. E talvolta un’immagine vale più di un trattato di geopolitica. Un pronipote di Brežnev che siede davanti a un pasto americano mentre infuria una guerra nata dalle macerie dell’URSS è una di quelle immagini.
Forse non spiega il conflitto. Ma racconta, meglio di molti discorsi, quanto lontano sia ormai il mondo che Leonid Brežnev credeva di aver costruito per sempre.
Questo contenuto è stato disposto da un utente della community di BlogSicilia, collaboratore, ufficio stampa, giornalista, editor o lettore del nostro giornale. Il responsabile della pubblicazione è esclusivamente il suo autore. Se hai richieste di approfondimento o di rettifica ed ogni altra osservazione su questo contenuto non esitare a contattare la redazione o il nostro community manager.


Commenta con Facebook