Una notte di terrore si è conclusa con l’intervento decisivo della Polizia di Stato a Caltanissetta, dove un uomo di quarant’anni è stato allontanato d’urgenza dalla propria abitazione.
L’accusa, pesante e dettagliata, è quella di maltrattamenti contro familiari o conviventi. L’allarme è scattato nel cuore della notte, quando la vittima, colpita dal compagno per futili motivi, è riuscita a trovare la forza di chiedere aiuto alle forze dell’ordine mentre i loro tre figli minori assistevano impotenti all’ennesima aggressione. “Prima di uscire da casa devi morite, stasera ti ammazzo”, avrebbe detto l’uomo.
Gli agenti della Volante, giunti tempestivamente sul posto, hanno raccolto la testimonianza della donna, la quale ha delineato un quadro di violenze sistematiche che durava ormai da diverso tempo. Il racconto della vittima ha svelato episodi agghiaccianti avvenuti nel recente passato, tra cui un tentativo di soffocamento con un cuscino e il frequente lancio di oggetti contundenti nel tentativo di colpirla. Durante l’ultimo episodio, l’aggressore l’avrebbe afferrata per il collo, pronunciando minacce di morte esplicite davanti ai bambini, intimandole che non sarebbe uscita viva da quella casa.
Sulla base delle prove raccolte e della gravità dei fatti, il Pubblico Ministero di turno ha autorizzato l’immediato allontanamento dell’uomo dalla casa familiare. Il provvedimento è stato successivamente convalidato dal Giudice per le Indagini Preliminari, che ha inasprito le misure di tutela per la donna e i suoi figli. Oltre al divieto di dimora nell’abitazione coniugale, all’indagato è stato imposto il divieto assoluto di avvicinamento a meno di 500 metri dai luoghi frequentati dalla parte offesa e il divieto di ogni forma di contatto.
Per garantire l’effettività di tali restrizioni, l’autorità giudiziaria ha disposto l’applicazione del braccialetto elettronico, uno strumento fondamentale per monitorare in tempo reale gli spostamenti dell’uomo e prevenire ulteriori pericoli. Resta fermo il principio di non colpevolezza dell’indagato, la cui posizione sarà vagliata nelle successive fasi del procedimento penale fino alla sentenza definitiva. La vicenda sottolinea ancora una volta l’importanza della denuncia tempestiva e della risposta coordinata tra forze di polizia e magistratura per interrompere cicli di violenza domestica potenzialmente letali.






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